Da agosto nei negozi di home video troverete questo prezioso film di Fritz Lang (devo specificarlo? “Metropolis”!) di cui ho realizzato la grafica basata su una locandina originale per l’uscita in DVD. E’ molto bello poter lavorare con il materiale d’epoca originale della 20 Century Fox, analizzare alcune foto scartate che magari predono vita dopo decenni e decenni – il film infatti è del 1940. Nel mio computer esiste un’altra versione di questa grafica inizialmente usata per i commerciali. Il progetto è stato accantonato per qualche mese e quando ci ho rimesso mano ho notato questa immagine, poi riadattata. Adoro le locandine con i cieli aperti: mi fanno venir voglia di piazzarci un font pulito ma deciso per il titolo…e così è stato.
Studio grafico per un classico di Fritz Lang
22 luglio 2010Un 6×3 per D’Autilio 1908
19 luglio 2010
In occasione dei saldi abbiamo deciso di riprendere alcune foto non utilizzate nella campagna Primavera Estate 2010 per la storica bottega nel centro di Lanciano. Il cliente voleva qualcosa di più “fashion” questa volta.
Questo scatto mi ha colpito in modo particolare. La foto originalmente è stata scattata con la vetrina davanti al soggetto. Ho lasciato i riflessi che vedete sulla destra, sotto le scritte, perchè danno movimento e un tocco di “cosmopolita”. Ho poi desaturato lo sfondo per poi ricolorarlo utilizzando una pellicola azzurra che richiamasse lo sguardo magnetico di lei e che rendesse il tutto più “estivo” e fresco.
In giro attualmente circolano anche altre due tipologie di manifesto con la stessa impostazione.
Foto originale di Roberto Colacioppo.
Modella: Marianna Crognale.
THE SORCERER – AMAURY CAMBUZAT
13 luglio 2010A settembre uscirà per l’Acid Cobra Records e Deambula Records il disco solista di Amaury Cambuzat (Ulan Bator), “The sorcerer” per il quale ho realizzato la grafica. Dopo una serie di mail tra me, lui e Marco Campitelli dei The Marigold finalmente mi è arrivato a casa il materiale. Come nel caso dei The Marigold per Erotomania e Tajga e in parte per i Buenretiro quando ho realizzato la loro locandina, ho voluto ascoltare dei pezzi per capire il mood dell’album. Penso che la cover possa influenzare il godersi o meno un disco per un discorso di associazioni, perlomeno se siete dei fissati come me che devono prendersi un’oretta di tempo, chiudersi in camera, mettere su il CD e sfogliarsi il libretto nel durante consumando sigarette come pop corn . Una copertina brutta può essere una sorta di…sputtanamento dell’atmosfera del disco, ecco.
Un cd dove invece c’è stato un approccio più razionale è stato quello dei Radia; lo è anche la band e il suo disco, sono più “pensatori pop” e ne venne fuori quella cover un pò più definita e appunto…pop!
Con THE SORCERER ne è uscito fuori un risultato “improbabile” e impulsivo. Erotomania e Tajga dei TheMarigold hanno delle copertine che ad alcuni sono piaciute molto ad altri meno; io trovo tutt’ora che siano adeguate ai relativi dischi. Graficamente sono stati sperimentali – nella realizzazione – per me lo stesso vale per The Sorcerer.
Cambuzat mi ha spiegato il progetto: una sorta di colonna sonora ispirata al film “Tabù” di Murneau. Ho quindi cercato degli spezzoni sul web e mentre li guardavo ho messo su il disco. Mi sono soffermato molto su una pezzo chiamato proprio “The sorcerer (theme)”. L’ho rimesso diverse volte su mentre guardavo questi vecchi filmati in bianco e nero girati tra palme e indigeni. Cambuzat mi ha spedito una manciata di frames estratti dal film e mi ha colpito uno in particolare: un primo piano sfocato di un volto.
L’ho lavorato, dato un effetto “righe da schermo”: il fatto che non venga dichiarato immediatamente che si tratta di una sorta di colonna sonora mi ha spinto a esprimerlo a livello grafico: al di là dell’associazione con il film, la musica ti porta in una pellicola che si srotola nella tua testa: mentre ascolti ti trovi, come in Tabù, in un’isola e a fine disco ti accorgi che quell’isola eri tu o qualche strano angolo di te. Non è casuale anche la scelta del font, un “SF poster” che richiama i piccoli credits delle locandine cinematografiche, usato anche all’interno del booklet.
Ho provato a lavorare anche con un altro frame che ritraeva l’isola; qui vedete una bozza di copertina alternativa che in qualche modo mi richiama quella di “Viva la vida” dei Coldplay.
La selezione dei colori blu e rosso è stata impulsiva e forse inconscia: si trattano di due colori comprimari ovvero opposti: la loro associazione dà un leggero fastidio alla vista: ho così rafforzato il discorso di “schermo” e di interferenza. All’interno del book c’è un piccolo gioco che ho suggerito ad Amaury: la frase “keep cell phones turned off to the movies”. Oltre allo spegnere il telefonino durante la proiezione del film volevo proporgli altre frasi da cinema ma non usuali – semmai pazzoidi – tipo “non fate rumore con gli slip durante la proiezione” o “ruba i pop corn del moccioso a fianco a te”. Poi ci ho ripensato, è un album che chiede di aprire una porta e di ascoltare senza distrarsi, ascoltare e ascoltarsi. Ho messo da parte il baccano alla Kain, il concetto era decisamente più importante e meritava attenzione.
A pensarci ora, un’altra frase adeguata a questo punto sarebbe stata “Buona Visione”.
Poco prima di mandarlo in stampa mi sono ricordato di una frase che lessi, era più o meno così: “non potete dire di non leggere fumetti; i film, come i fumetti, sono una sequenza di frames”. Così abbiamo pensato di numerare i titoli delle canzoni con “Frame 1″, “Frame 2″ e così via. Gli stessi titoli li ho riportati anche sulla label: nel mio immaginario, quando penso a una colonna sonora, mi vengono sempre in mente i primi CD anni 80 che riportavano i titoli anche sul disco. Eccoli lì.
Buon ascolto e spero anche…buona visione!
Illustrazioni per spot di Read-me
20 giugno 2010Impaginando un film di Aldrich
14 maggio 2010Una nuova versione de “”L’imperatore del Nord” di Robert Aldrich impaginata per Filmaker’s Magazine e Koch Media. Altre info riguardo questa edizione qui
Una pagina pubblicitaria
20 aprile 2010PUBBLICITà FANTASMA – i manifesti che NON vedrete
28 marzo 2010Ricordate la campagna Autunno/Inverno di D’Autilio, quella della scarpa sulla luna per intenderci? Il piano originale prevedeva che ci fosse una seconda puntata durante l’uscita della collezione Primavera/Estate. Si pensava di utilizzare un altro evento, vecchio o attuale, per raccontare la storia di un secolo (D’Autilio è un negozio esistente dal 1908) o meglio, il cammino in un secolo, dal punto di vista di una…scarpa. La campagna che state per vedere affissa, non ideata da me ma in cui ho fatto solo da consulente per alcune cose, seguirà tutt’altro tema.
Le idee che ho proposto mi sembravano carine, peccato siano state scartate. Eccone due:
Cosa ci fa una scarpa elegante in un campo da calcio?
Forse un pò in anticipo dato che parliamo di fine marzo, ma non sarebbe stato male uscir prima di tante altre campagne che avranno la stessa tematica. Lo slogan ovviamente gioca con il fatto che quando sono stati fatti i primi mondiali, D’Autilio già esisteva.
Altra idea era questa. Richiamare la Dolce vita, una scarpa che viene slacciata per poi – chissà – fare il bagno nella fontana di Trevi. Qui vedete l’inizio dell’ideazione dunque ancora molto “fotomontaggio” (di bozze stiamo parlando).
Italiani miei
27 marzo 2010Il Natale dei Valori
15 dicembre 2009
Illustrazione vettoriale realizzata per una cartolina di auguri di Italia dei Valori commissionata da Guermandi.it
Inizialmente pensavo ad una mano che (ri)poneva il bambinello tra i due operai ma in questo periodo è molto sentito il “problema crocifisso” e dunque la religiosità è un argomento scomodo in politica. Poteva essere un messaggio molto forte per il cliente; leggendo alcune interviste mi è parso di capire che il partito non era sfavorevole al crocifisso dunque in questo visual avrebbe riportato un…Valore (a tema con il nome dello schieramento. Il gioco di parole è stato ripreso nello slogan).
Poi si è deciso di andare più sul leggero: il Valore è il tetto – e dunque la possibilità di averne uno con un lavoro stabile – che viene posto in un Presepe fatto da operai.
La versione bianca poteva apparire un pò “ospedaliera”; quella rossa un pò “comunista”; in politica è un dilemma scegliere i colori come potete immaginare. Alla fine ha prevalso il “rosso Natale”.
“Se sarà un buon 2010 dipenderà anche da te” mi è venuto in mente pensando al senso di responsabilità che ha ognuno di noi; in questo caso assume una sfumatura più “da voto”.
La cover di TAJGA dei THE MARIGOLD
3 dicembre 2009Ormai probabilmente avrete sentito parlare di questo album uscito con la Acid Cobra Records, Deambula Records e I Dischi del Minollo.
Prodotto da Amaury Cambuzat degli Ulan Bator penso sia uno dei migliori dischi che ho sentito nell’ultimo anno e mezzo.
Io e i The Marigold, oltre a conoscerci personalmente, abbiamo già collaborato per il loro precedente Erotomania di cui ho curato la grafica. Continuo a pensare che quella copertina se stampata su un 33 giri avrebbe reso molto molto di più. Un’altra chicca da rivelare è una canzone chiamata The Cluster composta dal cantante, Marco Campitelli, in cui suono una chitarra e partecipo come backing vocal: è la song che uso nel filmato delle presentazioni di NUMBers e che in genere scatena il ballo in pubblico. Tutt’ora rimasta inedita.
Circa un anno fa Marco mi ha ricontattato per farmi ascoltare come procedevano i lavori del nuovo album e sopratutto per propormi di curarne la grafica. Quando ho ascoltato i pezzi sono rimasto spiazzato e intimorito: spiazzato perchè è un album molto diverso dal precedente – è più spirituale e meditativo - e intimorito perchè sentivo di trovarmi di fronte a qualcosa di importante: c’era una responsabilità grande: dare l’immagine a un grande album.
Ascoltandolo mi veniva in mente il bianco, il freddo, la neve. E un’innalzamento direi spirituale: alberi che si protendono dalla neve in terra verso il cielo. Sono partito da uno scatto che feci a Mantova mesi prima.
Tuttavia, anche rendendolo in bianco e nero, la foto non rendeva. L’album aveva un che di graffiante.
Era un freddo che faceva male. Che scavava. Che lasciava un segno. Inconscio, fa freddo dentro.
Se una foto non riusciva ad esprimere l’inconscio di un ascoltatore, forse conviene far disegnare o scrivere quest’ultimo.
Presi pennello e acrilico e iniziai a dipingere degli alberi neri che emergevano dal bianco foglio, bianco neve.
Le inviai a Marco, anche se non ero ancora convinto. Bè, neanche lui. In effetti mancava qualcosa, a parte il font un pò “fighetto”. Riguardandole adesso, penso che queste bozze sarebbero stare buone per degli eventuali singoli tratti dall’album.
Lasciai il lavoro in sospeso per un pò: iniziavo ad averne timore.
Una domenica mattina decisi di riaffrontarlo; di fronte alla mia camera c’è un bosco, la finestra ridà sugli alberi.
Misi su il cd, lo riascoltavo. La foto non riusciva nell’intento. Il pennello era troppo morbido per rappresentare quel suono. Come disegnare questi alberi graffianti in un freddo secco? Col taglierino! Presi un cartoncino e mentre ascoltavo il cd mi esaltavo: iniziai a tranciarlo con il taglierino, credetemi, come un maniaco.
A volte pensavo ad una puntata di Muciaccia ma per adulti.
Fu la prima volta che disegnai con un taglierino e mi accorsi che rendeva come nessun altro strumento poteva fare in quel caso. Giacchè mi trovavo, presi il foglietto dove mi ero appuntato i titoli e creai un lettering fatto apposta per l’album, sempre con il taglierino:
Da quel punto si può dire che iniziò la lavorazione finale dell’album.
Riutilizzai tutto, compreso le vecchie pennelate, per gli interni. 
Un’idea che mi balenò in testa per il front cover era quella di inserire un albero disegnato con il pennello, dunque più morbido, tra gli alberi disegnati con il taglierino: avrebbe rappresentato una diversità di sensibilità. L’effetto visivo però non mi piaceva così lasciai perdere. E siamo arrivati alla copertina attuale

Distratti per mestiere
23 novembre 2009
Uno schizzo rimasto inutilizzato per una locandina di un concerto a Milano.
Per quanto banale, penso che l’illustrazione rifletta la causa della sbadatezza di molti artisti: non ascoltano, si ascoltano, ascoltano quello che hanno per la testa.
Bè, non sempre, ok.
Questo spiega perchè non mi chiuderei mai in una stanza piena di artisti come mi è accaduto una volta, durante un compleanno a cui ero stato invitato, qui a Bologna: sembrava un insieme di monologhi. All’epoca non conoscevo bene neppure la festeggiata, ora che ci penso.
Mi presento da solo.
Suono, entro. Vedo una telecamera dentro questa cucina che riprendere gli invitati e proietta le loro immagini sul muro.
Sempre dentro la cucina. E tutti a guardarsi.
Ricordo solo che a un certo punto uscì il discorso delle “spiagge di Fossacesia”, abruzzesi, e avevo trovato, pensavo, un punto di appiglio per dialogare con questi tizi
- Ah, sai, la mia città è lì vicino! Conosco benissimo quella spiaggia
- Mh. Tuttavia sono per l’espressionismo. Io colgo, non tengo- Mi ha risposto
Non so cosa intendesse, forse condivideva o forse dovevo passargli sono il caffè. Se dovessi ridisegnare quella scena, farei questi tizi al tavolo e le loro ombre che dipingono, scrivono, si spompinano a vicenda e avvitano lampadine.
Altre volte la distrazione mi ha salvato. Penso ad anni fa; parlavo con un superiore:
- Sa, voi grafici siete proprio distratti a volte. Con lei non è ancora capitato ma lo aspetto. Lei che ne pensa? - Mi fa
- Penso che se non ci distraessimo, noi grafici, da dove trarremmo l’ispirazione? Anzi, dovremmo distrarci di più.
Si complimentò con me per la mia paraculaggine.
Uscito TOILET COMICS con una storia disegnata dal buon vecchio Kain. In tutte le Feltrinelli.
9 novembre 2009
Toilet Comics – fumetti brevi e lunghi a seconda del bisogno
La storia che ho disegnato è scritta da Roberta Mangiapelo e si chiama “As if to nothing”. Prima del fumetto io e l’autrice introduciamo il tutto con qualche riga.
Mi è piaciuta molto la storia disegnata da Mauro Balloni, bel tratto.
Nel libro c’è anche una storia di JUN, con cui ho già lavorato per la tavola “La perfezione è un uomo con un cazzo lungo da qui fino alla Mecca”, per un periodo comparso nel sito di GRAZIA e che continua a riscuotere successo nelle mie esposizioni (l’originale attualmente è presso Zammù, via Saragozza, Bologna).














