Il Natale dei Valori

15 dicembre 2009

idvIllustrazione vettoriale realizzata per una cartolina di auguri di Italia dei Valori commissionata da Guermandi.it

Inizialmente pensavo ad una mano che (ri)poneva il bambinello tra i due operai ma in questo periodo è molto sentito il “problema crocifisso” e dunque la religiosità è un argomento scomodo in politica. Poteva essere un messaggio molto forte per il cliente; leggendo alcune interviste mi è parso di capire che il partito non era sfavorevole al crocifisso  dunque in questo visual avrebbe riportato un…Valore (a tema con il nome dello schieramento. Il gioco di parole è stato ripreso nello slogan).

Poi si è deciso di andare più sul leggero: il Valore è il tetto – e dunque la possibilità di averne uno con un lavoro stabile – che viene posto in un Presepe fatto da operai.

La versione bianca poteva apparire un pò “ospedaliera”; quella rossa un pò “comunista”; in politica è un dilemma scegliere i colori come potete immaginare. Alla fine ha prevalso il “rosso Natale”.

“Se sarà un buon 2010 dipenderà anche da te” mi è venuto in mente pensando al senso di responsabilità che ha ognuno di noi; in questo caso assume una sfumatura più “da voto”.

La cover di TAJGA dei THE MARIGOLD

3 dicembre 2009

Ormai probabilmente avrete sentito parlare di questo album uscito con la Acid Cobra Records, Deambula Records e I Dischi del Minollo.
Prodotto da Amaury Cambuzat degli Ulan Bator penso sia uno dei migliori dischi che ho sentito nell’ultimo anno e mezzo.
Io e i The Marigold, oltre a conoscerci personalmente, abbiamo già collaborato per il loro precedente Erotomania di cui ho curato la grafica. Continuo a pensare che quella copertina se stampata su un 33 giri avrebbe reso molto molto di più. Un’altra chicca da rivelare è una canzone chiamata The Cluster composta dal cantante, Marco Campitelli, in cui suono una chitarra e partecipo come backing vocal: è la song che uso nel filmato delle presentazioni di NUMBers e che in genere scatena il ballo in pubblico. Tutt’ora rimasta inedita.
Circa un anno fa Marco mi ha ricontattato per farmi ascoltare come procedevano i lavori del nuovo album e sopratutto per propormi di curarne la grafica. Quando ho ascoltato i pezzi sono rimasto spiazzato e intimorito: spiazzato perchè è un album molto diverso dal precedente – è più spirituale e meditativo -  e intimorito perchè sentivo di trovarmi di fronte a qualcosa di importante: c’era una responsabilità grande: dare l’immagine a un grande album.
Ascoltandolo mi veniva in mente il bianco, il freddo, la neve. E un’innalzamento direi spirituale: alberi che si protendono dalla neve in terra verso il cielo. Sono partito da uno scatto che feci a Mantova mesi prima.
marig_0Tuttavia, anche rendendolo in bianco e nero, la foto non rendeva. L’album aveva un che di graffiante.
Era un freddo che faceva male. Che scavava. Che lasciava un segno. Inconscio, fa freddo dentro.
Se una foto non riusciva ad esprimere l’inconscio di un ascoltatore, forse conviene far disegnare o scrivere quest’ultimo.
Presi pennello e acrilico e iniziai a dipingere degli alberi neri che emergevano dal bianco foglio, bianco neve.

marig_01Le inviai a Marco, anche se non ero ancora convinto. Bè, neanche lui. In effetti mancava qualcosa, a parte il font un pò “fighetto”. Riguardandole adesso, penso che queste bozze sarebbero stare buone per degli eventuali singoli tratti dall’album.
Lasciai il lavoro in sospeso per un pò: iniziavo ad averne timore.
Una domenica mattina decisi di riaffrontarlo; di fronte alla mia camera c’è un bosco, la finestra ridà sugli alberi.
Misi su il cd, lo riascoltavo. La foto non riusciva nell’intento. Il pennello era troppo morbido per rappresentare quel suono. Come disegnare questi alberi graffianti in un freddo secco? Col taglierino! Presi un cartoncino e mentre ascoltavo il cd mi esaltavo: iniziai a tranciarlo con il taglierino, credetemi, come un maniaco.marig_02 A volte pensavo ad una puntata di Muciaccia ma per adulti.
Fu la prima volta che disegnai con un taglierino e mi accorsi che rendeva come nessun altro strumento poteva fare in quel caso. Giacchè mi trovavo, presi il foglietto dove mi ero appuntato i titoli e creai un lettering fatto apposta per l’album, sempre con il taglierino:

marig_03Da quel punto si può dire che iniziò la lavorazione finale dell’album.

Riutilizzai tutto, compreso le vecchie pennelate, per gli interni. mari_05

Un’idea che mi balenò in testa per il front cover era quella di inserire un albero disegnato con il pennello, dunque più morbido, tra gli alberi disegnati con il taglierino: avrebbe rappresentato una diversità di sensibilità. L’effetto visivo però non mi piaceva così lasciai perdere. E siamo arrivati alla copertina attuale

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Distratti per mestiere

23 novembre 2009

mozart_kainUno schizzo rimasto inutilizzato per una locandina di un concerto a Milano.
Per quanto banale, penso che l’illustrazione rifletta la causa della sbadatezza di molti artisti: non ascoltano, si ascoltano, ascoltano quello che hanno per la testa.
Bè, non sempre, ok.
Questo spiega perchè non mi chiuderei mai in una stanza piena di artisti come mi è accaduto una volta, durante un compleanno a cui ero stato invitato, qui a Bologna: sembrava un insieme di monologhi. All’epoca non conoscevo bene neppure la festeggiata, ora che ci penso.

Mi presento da solo.

Suono, entro. Vedo una telecamera dentro questa cucina che riprendere gli invitati e proietta le loro immagini sul muro.
Sempre dentro la cucina. E tutti a guardarsi.

Ricordo solo che a un certo punto uscì il discorso delle “spiagge di Fossacesia”, abruzzesi, e avevo trovato, pensavo, un punto di appiglio per dialogare con questi tizi
- Ah, sai, la mia città è lì vicino! Conosco benissimo quella spiaggia
- Mh. Tuttavia sono per l’espressionismo. Io colgo, non tengo- Mi ha risposto
Non so cosa intendesse, forse condivideva o forse dovevo passargli sono il caffè. Se dovessi ridisegnare quella scena, farei questi tizi al tavolo e le loro ombre che dipingono, scrivono, si spompinano a vicenda e avvitano lampadine.

Altre volte la distrazione mi ha salvato. Penso ad anni fa; parlavo con un superiore:

- Sa, voi grafici siete proprio distratti a volte. Con lei non è ancora capitato ma lo aspetto. Lei che ne pensa? -  Mi fa

- Penso che se non ci distraessimo, noi grafici, da dove trarremmo l’ispirazione? Anzi, dovremmo distrarci di più.

Si complimentò con me per la mia paraculaggine.

Uscito TOILET COMICS con una storia disegnata dal buon vecchio Kain. In tutte le Feltrinelli.

9 novembre 2009

toiletToilet Comics – fumetti brevi e lunghi a seconda del bisogno

La storia che ho disegnato è scritta da Roberta Mangiapelo e si chiama “As if to nothing”. Prima del fumetto io e l’autrice introduciamo il tutto con qualche riga.

Mi è piaciuta molto la storia disegnata da Mauro Balloni, bel tratto.

Nel libro c’è anche una storia di JUN, con cui ho già lavorato per la tavola “La perfezione è un uomo con un cazzo lungo da qui fino alla Mecca”, per un periodo comparso nel sito di GRAZIA e che continua a riscuotere successo nelle mie esposizioni (l’originale attualmente è presso Zammù, via Saragozza, Bologna).

Sette Tavoli – schizzi (letteralmente) e logo finale

8 ottobre 2009

Dovevo dare una mano. Elena mi manda una mail e mi dice che devono aprire un locale a Bologna e hanno qualche proposta di logo e chissà cosa ne pensavo io.  Bè, alla fine non ho resistito e  ho iniziato a schizzare qualcosa. “Ci vuole qualcosa di rustico ma fine”, mi scrivono. Pennelo, inchiostro. E poi razionalità. Inizialmente sono usciti fuori il logo in basso a sinistra e quello in alto a destra. Però mancava qualcosa. Qualcosa che racchiudesse il “tavolo” formato dalle “T”: un ambiente. Ed ecco spiegato il quadratone rosso, che ora è il logo definitivo.

settetavoli2

Pubblicità e comunicazione per D'Autilio

6 ottobre 2009

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Campagnia adv studiata per Fratelli D’Autilio.
Art director: Mirko Di Francescantonio Ph: Roberto Colacioppo

E questa è stata la versione finale della comunciazione per D’Autilio, versione 6×3. Roberto mi ha passato molte foto.
C’era questa modella in spiaggia che doveva far finta di stare sulla luna.Poi avrei ritoccato il resto. Ma questa foto mi ha convinto subito. Era quella adatta per essere scontornata e proiettata nello spazio. Era sera, cercavo di assemblare tutto velocemente. Con la mente stanca non riuscivo più a mettere due parole d’italiano sensate vicino.
“Dal 1920 noi….dal 1920 con voi…da prima che la luna ci fosse noi già c’eravamo….naaaa”
Silvia, che era distesa sul letto a studiare, con la sua calma e con un tono leggermente ironico mi fa: “Mh…avevamo già preso piede”
“Cribbio, non ci credo. L’hai tirato fuori così!”
“Cosa?”
“Lo slogan!”