Illustrazioni commissionate dall’agenzia di comunicazione Maurizio Guermandi Srl. I personaggi sono stati creati per uno spot in più lingue su EaseOfCare della Datalogic che potete vedere qui:
http://www.youtube.com/watch?v=nnQc5j6XYo4&feature=related
Spot EaseOfCare
6 dicembre 2010Tre artworks per la collana “La filmoteca Fnac”
3 dicembre 2010Il manifesto del Touh-Bouh Tour degli Ulan Bator
5 ottobre 2010
Dopo aver realizzato la grafica per l’album “Touh-Bouh” degli Ulan Bator (Acid Cobra Records) rieccomi a cimentarmi con il manifesto per il relativo tour. L’idea iniziale era quella di utilizzare semplicemente la copertina: la bambina incorniciata dal nero. Poi ho fatto questa proposta ad Amaury Cambuzat che l’ha accettata. Rieccomi dunque ad estrarre elementi dal quadro “End of days” di H. Kox per creare una folla di bimbe “censurate” – ma attenzione: solo una di loro ha gli occhi liberi!
Ulan Bator: l’artwork di Touh-Bouh
26 settembre 2010A breve potrete trovare il nuovo album della band francese Ulan Bator, “Touh-Bouh”, di cui ho realizzato la grafica per la Acid Cobra Records. Il concept è ispirato a un’opera del 2006 di Norbert H. Kox – “End of days” – che mi sono divertito a “campionare”. Dopo aver realizzato l’artwork di “The sorcerer”, l’album solista di Amaury Cambuzat, quest’ultimo mi ha contattato per mettere mano all’album di tutto il gruppo suggerendomi di utilizzare tutto il quadro, di cui l’autore americano ha concesso i diritti. Quando Cambuzat mi ha mandato in allegato l’opera sono rimasto sorpreso: come utilizzare un’immagine così caotica e colorata per un gruppo scuro come gli Ulan Bator? Da lì l’idea di estrarre solo singoli elementi. Tra questi mi ha colpito una bambina impegnata a farsi fotografare mentre il mondo sta finendo attorno a lei. Questi periodi di bavaglio giornalistico e di corruzione nella situazione italiana (e non) mi hanno suggerito l’aggiunta di una striscetta nera da censura sul soggetto. Ho mandato le prime bozze di copertina ad Amaury; qui di seguito vedete una versione alternativa della copertina proposta per alleggerire il nero. Abbiamo alla fine scelto la total black per impatto. La bambina ha una forte “vendibilità” in altri supporti: dal pass per i concerti a delle magliette. Penso sia molto incisiva.
Filmaker’s, Fassbinder e Lili Marleen a Venezia 2010
29 agosto 2010Arte + grafica: just married!
23 agosto 2010
Chi fa e ama questo lavoro saprà benissimo che anche durante le ferie noi grafici abbiamo il vizio di non riuscire a star completamente fermi! In questo caso una coppia di amici che si sono sposati recentemente mi ha chiesto di occuparmi del cartellone dei tavoli per gli invitati. Mi hanno inviato l’elenco e il nome per ciascuno gruppo: un pittore italiano o francese (si tratta di una coppia italo-francese). Data la tempistica ristretta per la realizzazione, mi serviva un’idea carina ma anche pratica. La seconda rischiava di venire un pò meno non appena ho pensato di inserire dei personaggi tratti dalle opere del relativo autore seduti al tavolo – questo voleva dire scontornare uno a uno i personaggi…a meno che non usassi un corpo standard per tutti. Ho trovato un compromesso: i personaggi maschili avrebbero usato tutti lo smoking o qualcosa del genere mentre per quelli femminili dovevo trovare dei soggetti già seduti o comunque facilmente adattabili. Qui vedete alcuni esempi tratti dal risultato finale: sotto ogni illustrazione ho inserito l’elenco degli invitati adibiti. Ne è uscito fuori un lavoretto carino che mi ha divertito molto e penso efficace in tempistiche brevi.
Capture – evoluzione di un logo
4 agosto 2010
“Hei, Kain. Ho bisogno di una tua idea. Ma innanzitutto di un nome”
“Spiegami un pò il progetto”
Alessandro, vecchia conoscenza dei tempi dei “Sushi Events” e della mostra che feci insieme a Silver (Lupo Alberto) a Milano organizzata sempre da loro, mi ha chiamato qualche mese fa spiegandomi questo nuovo progetto che in realtà gli ronzava in testa almeno da quando ci siam conosciuti.
Si tratta di un brand di cui si sentirà molto parlare; inizialmente puntava quasi esclusivamente sulla vendita di sistemi di comunicazione basati su degli schermi/vetrine interattivi, dei touch screen molto grandi e/o molto belli.
Presi un foglio, buttai giù delle idee; ho bisogno di scrivere a penna (possibilmente nera, trovo gli altri colori delle bic osceni se devo prendere appunti) su un foglio per pensare, sapete. Non è una “fobia” da artistoide, non credo. E’ il non voler cadere subito nella trappola della tecnologia: prima l’idea, poi i mezzi per realizzarla, non il contrario.
All’epoca stavo per andarmene dalla Vegas, c’era un’atmosfera abbastanza elettrica, i clienti chiamavano spesso al telefono e dunque la mia testa era bombardata da tutto questo stress. Quasi “schizzai” quei nomi sul foglio: uscirono cose come “My wall” “Touch me” “Here” o roba fantastica se fossero stati titoli di canzoni di band non inglesi ma che cantano inglese negli anni 80.
Poi pensai bene al progetto, al fatto di dover attirare l’attenzione, di…catturare. Catturare: bang!
Capture.
Inizialmente sono partito come vedete dalla prima bozza in alto nella ricerca di un punto forte delle lettere, qualcosa che fosse memorizzabile lasciando il tutto molto minimale: ad occhio è venuto fuori quel “+” ovvero quella “t” che mi sembrava più che adeguata per un qualcosa che si chiama “Capture”.
Il tutto era stato ideato prima dell’espolosione degli Ipad che probabilmente avrebbe deviato il mio pensiero riguardo le informazioni “da toccare”: su questa idea di tangibilità ho voluto creare un logo che “emergesse” dal bidimensionale: ho cercato dunque di distorcere la t, come se invogliasse ad essere toccata, premuta, schiacchiata - ideale per un touch screen.
Passai alle prime prove colore: tecnologico? Proviamo il solito verde, lo sfumiamo e…mi trovai una copia del logo della XBOX davanti! Feci vedere le bozze ad Alessandro e Davide, iniziammo a ragionarci su, testare come loro vivevano il brand. Alla fine decidemmo insieme di assottigliare il tutto, di mantenere la “tridimensionalità” del logo e…di levare quel “verde XBOX”!
Che altro dire: siamo entrati nell’era del tatto. San Tommaso sarebbe un dirigente formidabile nel 2010.
Le palme “sgranate” di Cannes
2 agosto 2010
Cosa fareste se un vostro cliente deve pubblicizzare dei Video games in anteprima a Cannes ma non può citarli per temporanei problemi burocratici? Create curiosità inserendo delle palme sgranate “da videogioco” senza dir proprio nulla! E così, il mese scorso, questa è la doppia pagina che ho realizzato e che è stata pubblicata su alcune riviste del settore.
Studio grafico per un classico di Fritz Lang
22 luglio 2010
Da agosto nei negozi di home video troverete questo prezioso film di Fritz Lang (devo specificarlo? “Metropolis”!) di cui ho realizzato la grafica basata su una locandina originale per l’uscita in DVD. E’ molto bello poter lavorare con il materiale d’epoca originale della 20 Century Fox, analizzare alcune foto scartate che magari predono vita dopo decenni e decenni – il film infatti è del 1940. Nel mio computer esiste un’altra versione di questa grafica inizialmente usata per i commerciali. Il progetto è stato accantonato per qualche mese e quando ci ho rimesso mano ho notato questa immagine, poi riadattata. Adoro le locandine con i cieli aperti: mi fanno venir voglia di piazzarci un font pulito ma deciso per il titolo…e così è stato.
Un 6×3 per D’Autilio 1908
19 luglio 2010
In occasione dei saldi abbiamo deciso di riprendere alcune foto non utilizzate nella campagna Primavera Estate 2010 per la storica bottega nel centro di Lanciano. Il cliente voleva qualcosa di più “fashion” questa volta.
Questo scatto mi ha colpito in modo particolare. La foto originalmente è stata scattata con la vetrina davanti al soggetto. Ho lasciato i riflessi che vedete sulla destra, sotto le scritte, perchè danno movimento e un tocco di “cosmopolita”. Ho poi desaturato lo sfondo per poi ricolorarlo utilizzando una pellicola azzurra che richiamasse lo sguardo magnetico di lei e che rendesse il tutto più “estivo” e fresco.
In giro attualmente circolano anche altre due tipologie di manifesto con la stessa impostazione.
Foto originale di Roberto Colacioppo.
Modella: Marianna Crognale.
THE SORCERER – AMAURY CAMBUZAT
13 luglio 2010A settembre uscirà per l’Acid Cobra Records e Deambula Records il disco solista di Amaury Cambuzat (Ulan Bator), “The sorcerer” per il quale ho realizzato la grafica. Dopo una serie di mail tra me, lui e Marco Campitelli dei The Marigold finalmente mi è arrivato a casa il materiale. Come nel caso dei The Marigold per Erotomania e Tajga e in parte per i Buenretiro quando ho realizzato la loro locandina, ho voluto ascoltare dei pezzi per capire il mood dell’album. Penso che la cover possa influenzare il godersi o meno un disco per un discorso di associazioni, perlomeno se siete dei fissati come me che devono prendersi un’oretta di tempo, chiudersi in camera, mettere su il CD e sfogliarsi il libretto nel durante consumando sigarette come pop corn . Una copertina brutta può essere una sorta di…sputtanamento dell’atmosfera del disco, ecco.
Un cd dove invece c’è stato un approccio più razionale è stato quello dei Radia; lo è anche la band e il suo disco, sono più “pensatori pop” e ne venne fuori quella cover un pò più definita e appunto…pop!
Con THE SORCERER ne è uscito fuori un risultato “improbabile” e impulsivo. Erotomania e Tajga dei TheMarigold hanno delle copertine che ad alcuni sono piaciute molto ad altri meno; io trovo tutt’ora che siano adeguate ai relativi dischi. Graficamente sono stati sperimentali – nella realizzazione – per me lo stesso vale per The Sorcerer.
Cambuzat mi ha spiegato il progetto: una sorta di colonna sonora ispirata al film “Tabù” di Murneau. Ho quindi cercato degli spezzoni sul web e mentre li guardavo ho messo su il disco. Mi sono soffermato molto su una pezzo chiamato proprio “The sorcerer (theme)”. L’ho rimesso diverse volte su mentre guardavo questi vecchi filmati in bianco e nero girati tra palme e indigeni. Cambuzat mi ha spedito una manciata di frames estratti dal film e mi ha colpito uno in particolare: un primo piano sfocato di un volto.
L’ho lavorato, dato un effetto “righe da schermo”: il fatto che non venga dichiarato immediatamente che si tratta di una sorta di colonna sonora mi ha spinto a esprimerlo a livello grafico: al di là dell’associazione con il film, la musica ti porta in una pellicola che si srotola nella tua testa: mentre ascolti ti trovi, come in Tabù, in un’isola e a fine disco ti accorgi che quell’isola eri tu o qualche strano angolo di te. Non è casuale anche la scelta del font, un “SF poster” che richiama i piccoli credits delle locandine cinematografiche, usato anche all’interno del booklet.
Ho provato a lavorare anche con un altro frame che ritraeva l’isola; qui vedete una bozza di copertina alternativa che in qualche modo mi richiama quella di “Viva la vida” dei Coldplay.
La selezione dei colori blu e rosso è stata impulsiva e forse inconscia: si trattano di due colori comprimari ovvero opposti: la loro associazione dà un leggero fastidio alla vista: ho così rafforzato il discorso di “schermo” e di interferenza. All’interno del book c’è un piccolo gioco che ho suggerito ad Amaury: la frase “keep cell phones turned off to the movies”. Oltre allo spegnere il telefonino durante la proiezione del film volevo proporgli altre frasi da cinema ma non usuali – semmai pazzoidi – tipo “non fate rumore con gli slip durante la proiezione” o “ruba i pop corn del moccioso a fianco a te”. Poi ci ho ripensato, è un album che chiede di aprire una porta e di ascoltare senza distrarsi, ascoltare e ascoltarsi. Ho messo da parte il baccano alla Kain, il concetto era decisamente più importante e meritava attenzione.
A pensarci ora, un’altra frase adeguata a questo punto sarebbe stata “Buona Visione”.
Poco prima di mandarlo in stampa mi sono ricordato di una frase che lessi, era più o meno così: “non potete dire di non leggere fumetti; i film, come i fumetti, sono una sequenza di frames”. Così abbiamo pensato di numerare i titoli delle canzoni con “Frame 1″, “Frame 2″ e così via. Gli stessi titoli li ho riportati anche sulla label: nel mio immaginario, quando penso a una colonna sonora, mi vengono sempre in mente i primi CD anni 80 che riportavano i titoli anche sul disco. Eccoli lì.
Buon ascolto e spero anche…buona visione!


















