NUMBers – un’equazione sociale. Disponibile la nuova edizione

16 marzo 2010

Un paio di settimane fa ho presentato in anteprima presso Laganà – nella Sala Borsa a Bologna la nuova edizione di NUMBers – un’equazione sociale. Il volume è stato ripubblicato nella collana “Rivelazioni” della Rupe Mutevole Editore. Ne ho approfittato per ritoccare, asciugare e ristrutturare alcuni testi rispetto alla versione precedente edita dalla Gattogrigio Editore. Come detto nella presentazione “stavolta c’è più sentimento nei personaggi”.  E c’è anche una mia introduzione e una postfazione di Alessandra De Gregorio, autrice di Vanessa per citare uno dei suoi lavori.

Copio e incollo alcuni dati che ho trovato su un sito; divertente che in alcuni di essi si siano sbizzarriti riguardo il  genere: chi non ha riportato nulla e chi lo ha definito “letteratura straniera”.

  • Titolo: Numbers. Un’equazione sociale
  • Tipo: Libro in Brossura
  • Autore/i: Malcovich Kain
  • Illustrazioni: illustrato brossurato
  • Collana: Rivelazioni
  • Genere:
  • Pagine: 36
  • Editore: Rupe Mutevole
  • Anno: 2010
  • ISBN: 9788896418543

Un’idea per laripubblica.com

9 marzo 2010

D’Autilio – inverno 2009/2010: dietro le quinte

5 marzo 2010

Nel sito dautilio.com potete vedere un filmato con alcuni scatti del fotografo Roberto Colacioppo fatti per la realizzazione della comunicazione di D’Autilio Inverno 2009/2010 di cui sono stato art director. Le immagini alternano  i prodotti con dei provini e alcuni “dietro le quinte”.

La cover di TAJGA dei THE MARIGOLD

3 dicembre 2009

Ormai probabilmente avrete sentito parlare di questo album uscito con la Acid Cobra Records, Deambula Records e I Dischi del Minollo.
Prodotto da Amaury Cambuzat degli Ulan Bator penso sia uno dei migliori dischi che ho sentito nell’ultimo anno e mezzo.
Io e i The Marigold, oltre a conoscerci personalmente, abbiamo già collaborato per il loro precedente Erotomania di cui ho curato la grafica. Continuo a pensare che quella copertina se stampata su un 33 giri avrebbe reso molto molto di più. Un’altra chicca da rivelare è una canzone chiamata The Cluster composta dal cantante, Marco Campitelli, in cui suono una chitarra e partecipo come backing vocal: è la song che uso nel filmato delle presentazioni di NUMBers e che in genere scatena il ballo in pubblico. Tutt’ora rimasta inedita.
Circa un anno fa Marco mi ha ricontattato per farmi ascoltare come procedevano i lavori del nuovo album e sopratutto per propormi di curarne la grafica. Quando ho ascoltato i pezzi sono rimasto spiazzato e intimorito: spiazzato perchè è un album molto diverso dal precedente – è più spirituale e meditativo -  e intimorito perchè sentivo di trovarmi di fronte a qualcosa di importante: c’era una responsabilità grande: dare l’immagine a un grande album.
Ascoltandolo mi veniva in mente il bianco, il freddo, la neve. E un’innalzamento direi spirituale: alberi che si protendono dalla neve in terra verso il cielo. Sono partito da uno scatto che feci a Mantova mesi prima.
marig_0Tuttavia, anche rendendolo in bianco e nero, la foto non rendeva. L’album aveva un che di graffiante.
Era un freddo che faceva male. Che scavava. Che lasciava un segno. Inconscio, fa freddo dentro.
Se una foto non riusciva ad esprimere l’inconscio di un ascoltatore, forse conviene far disegnare o scrivere quest’ultimo.
Presi pennello e acrilico e iniziai a dipingere degli alberi neri che emergevano dal bianco foglio, bianco neve.

marig_01Le inviai a Marco, anche se non ero ancora convinto. Bè, neanche lui. In effetti mancava qualcosa, a parte il font un pò “fighetto”. Riguardandole adesso, penso che queste bozze sarebbero stare buone per degli eventuali singoli tratti dall’album.
Lasciai il lavoro in sospeso per un pò: iniziavo ad averne timore.
Una domenica mattina decisi di riaffrontarlo; di fronte alla mia camera c’è un bosco, la finestra ridà sugli alberi.
Misi su il cd, lo riascoltavo. La foto non riusciva nell’intento. Il pennello era troppo morbido per rappresentare quel suono. Come disegnare questi alberi graffianti in un freddo secco? Col taglierino! Presi un cartoncino e mentre ascoltavo il cd mi esaltavo: iniziai a tranciarlo con il taglierino, credetemi, come un maniaco.marig_02 A volte pensavo ad una puntata di Muciaccia ma per adulti.
Fu la prima volta che disegnai con un taglierino e mi accorsi che rendeva come nessun altro strumento poteva fare in quel caso. Giacchè mi trovavo, presi il foglietto dove mi ero appuntato i titoli e creai un lettering fatto apposta per l’album, sempre con il taglierino:

marig_03Da quel punto si può dire che iniziò la lavorazione finale dell’album.

Riutilizzai tutto, compreso le vecchie pennelate, per gli interni. mari_05

Un’idea che mi balenò in testa per il front cover era quella di inserire un albero disegnato con il pennello, dunque più morbido, tra gli alberi disegnati con il taglierino: avrebbe rappresentato una diversità di sensibilità. L’effetto visivo però non mi piaceva così lasciai perdere. E siamo arrivati alla copertina attuale

mari_04

“Kain Malcovich e il suo ego”

18 novembre 2009

Sul sito gianlucascerni.it c’è una breve recensione di questo sito e una intervista integrale fatta via skype.
Qui parlo del sito, del mio rapporto con il web e…(solita domanda) del perchè mi chiamo “Kain Malcovich”. Più qualche curiosità.
La potete trovare qui: intervista e recensione

Uscito TOILET COMICS con una storia disegnata dal buon vecchio Kain. In tutte le Feltrinelli.

9 novembre 2009

toiletToilet Comics – fumetti brevi e lunghi a seconda del bisogno

La storia che ho disegnato è scritta da Roberta Mangiapelo e si chiama “As if to nothing”. Prima del fumetto io e l’autrice introduciamo il tutto con qualche riga.

Mi è piaciuta molto la storia disegnata da Mauro Balloni, bel tratto.

Nel libro c’è anche una storia di JUN, con cui ho già lavorato per la tavola “La perfezione è un uomo con un cazzo lungo da qui fino alla Mecca”, per un periodo comparso nel sito di GRAZIA e che continua a riscuotere successo nelle mie esposizioni (l’originale attualmente è presso Zammù, via Saragozza, Bologna).

Nel numero di giugno di PH FASHION ci sarà una mia intervista sulla

7 maggio 2009

6055_113252152197_689717197_2363309_1813477_nNel numero di giugno di PH FASHION ci sarà una mia intervista sulla linea di K-Shirt creata insieme alla eMKey, la “Kainmalcovichmakeslovewithemkey”

www.myspace.com/kainmalcovichlovesemkey

Nelle dieci domande si parlerà del perchè mi sono lanciato in questo campo, su cosa sto lavorando e cosa ho in mente.
In più sul “perchè ti chiami Kain Malcovich?” Ah ehm.
Creativo ospite del prossimo mese.

Ci sarà qualche testimonial famoso, cari discotecari.

L’altra mattina ho aperto la finestra. Quel profumo. Come vino

6 maggio 2009

Tutti i fiori protendono verso la strada, verso i passanti;

penso che la natura sia estroversa.

Teresa ha ritrovato questi pensieri; li riporto, credo siano

29 aprile 2009

Teresa ha ritrovato questi pensieri; li riporto, credo siano importanti.
Falli tuoi, lo sono.

"- non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. la crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone e interi paesi perché è proprio la crisi a portare il progresso.

- la creatività nasce dall’ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura. É nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato.

- chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni. la vera crisi è la crisi dell’incompetenza.

- lo sbaglio delle persone e dei paesi è la pigrizia nel trovare soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. É nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora perché senza crisi qualsiasi vento è una carezza.

- parlare di crisi è creare movimento; adagiarsi su di essa vuol dire esaltare il conformismo. Invece di questo, lavoriamo duro!

- l’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla.

Albert Einstein (1879-1955)"

Vi ricordate i gioco libri? Quei libretti che trovavate dal

26 aprile 2009

Vi ricordate i gioco libri? Quei libretti che trovavate dal cartolibrario con opzioni di scelta sull’inizio, sul finale di una storia etc ("vai a pagina 4 se vuoi che Conan uccida la selvaggia Clitoride")? Ecco, è come il sabato:
come è stato questo sabato.

OPZIONE 1 del sabato mattina.
Mi sveglio.
E’ sabato. Sabato. Potrei starmene a casa e godermi il suo torpore:
caffè amaro guardando gli alberi dalla finestra, riflettere in modo depresso e melanconico sulla vita, essere un due coglioni di uomo. Magari di mezzo anche una doccia. Fumare, fumare tanto, per casa. Per casa sbattere a destra e a sinistra come un pipistrello, ma con quel pò di radar darwiniano necessario a prender la pentola e farsi unl risottino ai funghi industriale, sapete, quelli chimici nei sacchetti che nelle mensole dei single non mancano mai.

Ah, nessuna donna ce la fa a tenermi la mano, solo a prendermela. E questo non è amore. Amore.
Ecco, pensieri come questi, mentre guardo gli alberi che si fanno gli affari loro, "mah, vegetiamo, vedi tu".

Perchè è sabato.
SABATO.

OPZIONE 2 – Sabato mattina
Oppure.
Vago in Via Indipendenza in pantofole e arrivo in stazione. Guardo il cartellone ancora una volta come se stessi buttando una pallina in una roulette. Rosso nero, rosso nero, pari e dispari, Venezia Milano Genova Pescara. Dove vado, dove vado?

Parto.
PARTO.

Bè, è andata così. Ho scelto la 2.
Sabato sono partito.
Vado in stazione. Passo dal giornalaio. Non sapevo cosa leggermi in treno. Rolling Stones? Ma non mi piace. Max? Ma andiamo. GQ? Una volta mi piaceva ora no, uno di noi due è cambiato. O entrambi. Mi fermo a sbirciare.
"To’, il libro di Marco Travaglio che ho impaginato, "Promemoria" . Non sapevo si trovasse anche dal giornalaio.

"Mi dà quel volumetto su Idro Montanelli?" Fa un tipo affianco a me.
Mi giro. Indovinate chi era?
Marco Travaglio.
Ma pensa te, alla stazione lo incontro. Dei ragazzi gli stringono la mano. Io lo fermo, gli dico che non ci siamo mai conosciuti di persona e che se il suo libro non gli dovesse essere piaciuto come impaginato e grafica è tutta colpa mia, mentre corriamo per un tratto tutti e due ai relativo binari.
"Ah. L’hai impaginato tu. Ma guarda dove ci dovevamo incontrare – mi fa. – Quindi sei il grafico?"
"Si" gli dico
"E ora che fai?"

"Il grafico"
Ciao ciao.
Che incontri bizzarri in stazione.

Parto, arrivo in quell’incantevole paesino tra Mantova e Brescia, Castiglione Delle Stiviere.
Gli amici della Gattogrigio editore stavano trascorrendo un sabato pomeriggio promuovendo libri dentro questo splendido cortiletto dal sapore "post guerra, metà novecento" (sarà che ieri era il 25 della Liberazione): mura vecchie, edera che vi scende, resti di portici in mezzo ai quali c’era un biliardino. L’orario era perfetto: appena dopo pranzo, quando c’è quella quiete da paesino mediterraneo.
Guardavo incantato questo cortiletto sentendomi fortunato di essere lì.

Regalati una giornata. Se fossi rimasto a casa, mi dicevo…Questa giornata ti è stata regalata.
Mi trovo della carnazza da mangiare, un piattino di plastica sulle ginocchie. E mi fumo la mia paglia, oh si, mentre i musicisti iniziano a suonare. Musica da post guerra, in quel cortiletto da post guerra: violino contrabbasso etc, come se vedessi davanti a me il Maresciallo (mio nonno) danzare con la Contadina (mia nonna). E c’era la violinista, una creatura dolce, rosea.
La guardavo, la amavo in silenzio, sotto l’edera.
Quando sono rimasto da solo non volevo perdere l’attimo; prendo un foglio e una penna, la guardo, mi appunto quelle emozioni, perchè in città è diverso quando lo riscrivi, si.
La città è…grigia.
Scrivo queste poche righe su un foglio volante, come se avessi rubato qualcosa da quell’aria e me lo volessi riportare a casa:

Come sfiori
la mia attenzione, violinista.

Mi emozioni.
Il modo che hai di levigare la mia percezione di te,
liutaia.
Olio, ruvido, suoni, seghi via il resto di cui non abbiamo bisogno.
Scultrice, pittrice,
cuoca.
Le tue guance rosee, di quel rosato mi bagno e mi immergo
se inspiro mentre ti guardo
potrei annegar.

Saliva.

Guance rosee, rosa
è il tramonto,
e se avanzo sei notte umida
e avanzo ancora come un soldato, principessa fatti far prigioniera: sei mattina;
nuda rugiada in nude vallate da scoprire
curioso voglio azzardare e baciarti scendendo:
spiegati, fiore.

Tutto trascini, imbranata,
sedie, panche, strade e piazze
tutto il mondo come in un buco nero
un burrone infinito;
dolce è il pensiero di non toccar mai il fondo.
Ti voglio toccar con un dito.

Porco. Ripiego il foglietto. Nello zaino, il mio zaino borchiato storico dei viaggi.
Gli amici propongono di andare a Parma.

Andiamo a Parma. Bellissima, una crema.
Il parco immenso, aironi che facevano due passi.
Locali colmi di universitari, carichi di fanciulle e di ormoni profumati
come dinamite: arriva maggio, eh.

Poi.
Poi andiamo in piazza.
E chi troviamo in piazza?
Vincio Capossela. E Bergonzoni ospite. Fantastico.

Tutto questo non puoi programmarlo, capisci.
Non puoi.
Regalati una giornata.
Opzione 2.

Guardavo un film sul due, qualche sera fa.
Parlava di un

15 aprile 2009

Guardavo un film sul due, qualche sera fa.
Parlava di un pubblicitario incazzato che incontra Charline Theron.

E’ solo un film, mi sono detto. Si.
Poi mi sono addormentato e chissà, il resto l’avrò sognato.

Quando ho riaperto gli occhi ero in treno, tornavo a Bologna. Il treno ha avuto un guasto qualche chilometro prima della mia fermata. Così, rimasto inscatolato per qualche minuto, ho ripensato e raccolto quei cocci che mi stavo portando in tasca dall’Abruzzo. Ricordi, ecco cosa, questi sono i cocci.

Richiudo gli occhi.
Li riapro in piazza Plebiscito, qualche sera prima.
Quando ero sceso giù. La piazza era piena di gente, sarà per Pasqua, sarà per il Terremoto. Sarà per ovvie ragioni. Ho parlato con degli amici, con della gente. Tutti indaffarati. Tutti. I disastri sono uno strano collante: per quanto facciano a pezzi case, incollano un popolo di più come effetto collaterale.

Riapro ancora gli occhi.
Sono davanti alla chiesa di Santa Chiara, sempre a Lanciano. Chiedo cosa serve, cosa posso fare, comprare. Sapevo che c’era un gran intasamento, non era il caso di aggravarlo e portare roba inutile.

Bè, parliamoci chiaro, parliamo della dispersione. Se a un popolo intero dai un pane, ci sarà una briciola a testa.
Se dai un pane ad una famiglia sola, la sfami.
E se ognuno da un pane ad una famiglia, sfami diverse famiglie. Se ognuno sa di essere l’ago della bilancia, il mondo può pesare anche dal lato buono. Un pò com’è accaduto nel terremoto del Friuli, se non sbaglio.

Comunque, i più pratici erano al lavoro da tempo. I poveri coglioni come me, abituati a scrivere, disegnare, parlare, in quel momento erano senza parole.
"Serve latte. Scatolame. Intimo, mutande calzini. E dei pastelli per i bambini. E’ bene farli disegnare".
La cosa mi ha procurato una ulteriore crepa al cuore, come se fosse crollato un asilo in quello strano paese che conservo dentro una boccia di vetro, nel ventre, e che riguardo spesso.
Sono andato a fare la spesa, con dei soldi bolognesi e miei, riempio il carrello. Non stavo più facendo i conti, prendevo la roba e mi dicevo "fanculo, qualche sigaretta di meno questo mese, su" e buttavo barattoli nel carrello, "fanculo questo è più giusto. I bambini. I bambini devono disegnare, anche loro. E due scatole di latte, due ne prendiamo, si che servono. E le mutande e quella roba".
Pensavo al fango, non so perchè, immaginavo il fango.

I bambini devono disegnare anche loro. Non l’ho scritto prima, per paura che a Povia venisse uno strano schiribizzo di ripartecipare a San Remo.

Porto tutto a Santa Chiara. Mi faccio un giro dentro. Trovo degli amici impegnati, stavano smistando roba in arrivo, davano vestiti a sfollati presenti. Sorridevano, gli amici, si facevano forza tra di loro.
Facevano forza a chi ha perso tutto, dando tutto.
L’umanità è una casa. Quando ti viene negata crepi di freddo fuori, da solo. Quando ti viene data, è il tuo rifugio dove vuoi tornare. O per ricostruire. Così ho visto queste persone che a modo loro erano una casa, e sono fiero di loro.

Ricordo un pranzo veloce con mio padre e mio fratello, i racconti di mia madre sul terremoto, le passeggiate, chi voleva andare a dormire in macchina.

E ricordo la pasquetta. Quello sguardo di quella signora. Ella sorrideva e cercava un sorriso. E io glielo davo come se le stessi passando un bicchiere di rum da buttare giù. Rideva. Canti popolari, la gente suonava, ballava.
Gente si era alzata presto la mattina per cucinare.

Fiero di loro. Di loro.

Torno a Bologna.
I mie colleghi mi chiedono.
"Si, il nostro popolo è così"
Come l’ha definito il mio amico Paolo, mi perdoni se riporto questa parte di mail personale:
"In giro per il mondo di queste catastrofi ce ne sono state tante… ma ora e` toccato a noi. Ed ora tocca a noi reagire e lo stiamo facendo.
Grandi pastori abruzzesi… bianchi – forti e coraggiosi. Tocca tornare alle origini… non siamo adatti alla borghesia noi….
Tocca tornare alle origini e la terra ha dato il primo richiamo"

Torno a Bologna con una consapevolezza. Che i capricci da viziati sono il frignare di un bambino che vuole solo soffocare il più rumorosamente possibile.
Il frignare di un vero bambino è l’esatto opposto; urla per toccar la luce.
Che la parte buona della vita è un’altra.
Che l’egoismo è il modo migliore per sparire dalla terra.
Che queste persone che ho visto sono degli eroi sbucati dal cuore.
Che il mio popolo è forte e coraggioso.

Che io scriverò di voi.
Perchè ora le parole le ho trovate. Parole come "le cose importanti della vita", "l’umanità", "l’amore".

"L’Abruzzo".

"La vita".

E quello che ho scritto, per quanto poco utile in senso pratico a queste persone bisognose e a queste persone che hanno aiutato, sono ciò che dirò in giro, ovunque. Parlerò degli amici, dei conoscenti, di mia madre, di quegli occhi. Ogni qualvolta qualcuno non mi saprà ancora dire dove si trova l’Abruzzo.
Nel centro, nel centro del petto.

Ringrazio Elisa e gli amici di Gaza che hanno mandato messaggi di

9 aprile 2009

Ringrazio Elisa e gli amici di Gaza che hanno mandato messaggi di solidarietà per l’Abruzzo.
Il cuore è l’epicentro: questi messaggi arrivano lì e danno carica.

Non pensate solo ai soldi per risolvere questa situazione (ringrazio comunque di cuore chi li ha donati come Ivan: sei stato proprio SuperIva, devi esser fiero, io lo sono di te!):
ognuno usi i propri mezzi per aiutare e per cambiare le cose:
in questa officina, per far ripartire questo spaccato motore, ognuno è specializzato per componenti differenti.
è per questo che siamo diversi.

Anche gli elettrauti: è un periodo buio, servono anche loro. Idee, ora più che mai.
Non pensate di essere inutili, cercate di capire qual’è il vostro pezzo e agite, ma lo sapete già.
Mia madre è stata la madre di qualcun altro questi giorni.
I miei amici, gli amici di qualcun altro.
Sono molto fiero di voi, veramente.
Cerchiamo di essere la casa di chi l’ha persa, ora.
Lo abbiamo sempre fatto, in fondo, di fronte alle difficoltà, mai tirati indietro