Teresa ha ritrovato questi pensieri; li riporto, credo siano

29 aprile 2009

Teresa ha ritrovato questi pensieri; li riporto, credo siano importanti.
Falli tuoi, lo sono.

"- non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. la crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone e interi paesi perché è proprio la crisi a portare il progresso.

- la creatività nasce dall’ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura. É nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato.

- chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni. la vera crisi è la crisi dell’incompetenza.

- lo sbaglio delle persone e dei paesi è la pigrizia nel trovare soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. É nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora perché senza crisi qualsiasi vento è una carezza.

- parlare di crisi è creare movimento; adagiarsi su di essa vuol dire esaltare il conformismo. Invece di questo, lavoriamo duro!

- l’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla.

Albert Einstein (1879-1955)"

Vi ricordate i gioco libri? Quei libretti che trovavate dal

26 aprile 2009

Vi ricordate i gioco libri? Quei libretti che trovavate dal cartolibrario con opzioni di scelta sull’inizio, sul finale di una storia etc ("vai a pagina 4 se vuoi che Conan uccida la selvaggia Clitoride")? Ecco, è come il sabato:
come è stato questo sabato.

OPZIONE 1 del sabato mattina.
Mi sveglio.
E’ sabato. Sabato. Potrei starmene a casa e godermi il suo torpore:
caffè amaro guardando gli alberi dalla finestra, riflettere in modo depresso e melanconico sulla vita, essere un due coglioni di uomo. Magari di mezzo anche una doccia. Fumare, fumare tanto, per casa. Per casa sbattere a destra e a sinistra come un pipistrello, ma con quel pò di radar darwiniano necessario a prender la pentola e farsi unl risottino ai funghi industriale, sapete, quelli chimici nei sacchetti che nelle mensole dei single non mancano mai.

Ah, nessuna donna ce la fa a tenermi la mano, solo a prendermela. E questo non è amore. Amore.
Ecco, pensieri come questi, mentre guardo gli alberi che si fanno gli affari loro, "mah, vegetiamo, vedi tu".

Perchè è sabato.
SABATO.

OPZIONE 2 – Sabato mattina
Oppure.
Vago in Via Indipendenza in pantofole e arrivo in stazione. Guardo il cartellone ancora una volta come se stessi buttando una pallina in una roulette. Rosso nero, rosso nero, pari e dispari, Venezia Milano Genova Pescara. Dove vado, dove vado?

Parto.
PARTO.

Bè, è andata così. Ho scelto la 2.
Sabato sono partito.
Vado in stazione. Passo dal giornalaio. Non sapevo cosa leggermi in treno. Rolling Stones? Ma non mi piace. Max? Ma andiamo. GQ? Una volta mi piaceva ora no, uno di noi due è cambiato. O entrambi. Mi fermo a sbirciare.
"To’, il libro di Marco Travaglio che ho impaginato, "Promemoria" . Non sapevo si trovasse anche dal giornalaio.

"Mi dà quel volumetto su Idro Montanelli?" Fa un tipo affianco a me.
Mi giro. Indovinate chi era?
Marco Travaglio.
Ma pensa te, alla stazione lo incontro. Dei ragazzi gli stringono la mano. Io lo fermo, gli dico che non ci siamo mai conosciuti di persona e che se il suo libro non gli dovesse essere piaciuto come impaginato e grafica è tutta colpa mia, mentre corriamo per un tratto tutti e due ai relativo binari.
"Ah. L’hai impaginato tu. Ma guarda dove ci dovevamo incontrare – mi fa. – Quindi sei il grafico?"
"Si" gli dico
"E ora che fai?"

"Il grafico"
Ciao ciao.
Che incontri bizzarri in stazione.

Parto, arrivo in quell’incantevole paesino tra Mantova e Brescia, Castiglione Delle Stiviere.
Gli amici della Gattogrigio editore stavano trascorrendo un sabato pomeriggio promuovendo libri dentro questo splendido cortiletto dal sapore "post guerra, metà novecento" (sarà che ieri era il 25 della Liberazione): mura vecchie, edera che vi scende, resti di portici in mezzo ai quali c’era un biliardino. L’orario era perfetto: appena dopo pranzo, quando c’è quella quiete da paesino mediterraneo.
Guardavo incantato questo cortiletto sentendomi fortunato di essere lì.

Regalati una giornata. Se fossi rimasto a casa, mi dicevo…Questa giornata ti è stata regalata.
Mi trovo della carnazza da mangiare, un piattino di plastica sulle ginocchie. E mi fumo la mia paglia, oh si, mentre i musicisti iniziano a suonare. Musica da post guerra, in quel cortiletto da post guerra: violino contrabbasso etc, come se vedessi davanti a me il Maresciallo (mio nonno) danzare con la Contadina (mia nonna). E c’era la violinista, una creatura dolce, rosea.
La guardavo, la amavo in silenzio, sotto l’edera.
Quando sono rimasto da solo non volevo perdere l’attimo; prendo un foglio e una penna, la guardo, mi appunto quelle emozioni, perchè in città è diverso quando lo riscrivi, si.
La città è…grigia.
Scrivo queste poche righe su un foglio volante, come se avessi rubato qualcosa da quell’aria e me lo volessi riportare a casa:

Come sfiori
la mia attenzione, violinista.

Mi emozioni.
Il modo che hai di levigare la mia percezione di te,
liutaia.
Olio, ruvido, suoni, seghi via il resto di cui non abbiamo bisogno.
Scultrice, pittrice,
cuoca.
Le tue guance rosee, di quel rosato mi bagno e mi immergo
se inspiro mentre ti guardo
potrei annegar.

Saliva.

Guance rosee, rosa
è il tramonto,
e se avanzo sei notte umida
e avanzo ancora come un soldato, principessa fatti far prigioniera: sei mattina;
nuda rugiada in nude vallate da scoprire
curioso voglio azzardare e baciarti scendendo:
spiegati, fiore.

Tutto trascini, imbranata,
sedie, panche, strade e piazze
tutto il mondo come in un buco nero
un burrone infinito;
dolce è il pensiero di non toccar mai il fondo.
Ti voglio toccar con un dito.

Porco. Ripiego il foglietto. Nello zaino, il mio zaino borchiato storico dei viaggi.
Gli amici propongono di andare a Parma.

Andiamo a Parma. Bellissima, una crema.
Il parco immenso, aironi che facevano due passi.
Locali colmi di universitari, carichi di fanciulle e di ormoni profumati
come dinamite: arriva maggio, eh.

Poi.
Poi andiamo in piazza.
E chi troviamo in piazza?
Vincio Capossela. E Bergonzoni ospite. Fantastico.

Tutto questo non puoi programmarlo, capisci.
Non puoi.
Regalati una giornata.
Opzione 2.

Guardavo un film sul due, qualche sera fa.
Parlava di un

15 aprile 2009

Guardavo un film sul due, qualche sera fa.
Parlava di un pubblicitario incazzato che incontra Charline Theron.

E’ solo un film, mi sono detto. Si.
Poi mi sono addormentato e chissà, il resto l’avrò sognato.

Quando ho riaperto gli occhi ero in treno, tornavo a Bologna. Il treno ha avuto un guasto qualche chilometro prima della mia fermata. Così, rimasto inscatolato per qualche minuto, ho ripensato e raccolto quei cocci che mi stavo portando in tasca dall’Abruzzo. Ricordi, ecco cosa, questi sono i cocci.

Richiudo gli occhi.
Li riapro in piazza Plebiscito, qualche sera prima.
Quando ero sceso giù. La piazza era piena di gente, sarà per Pasqua, sarà per il Terremoto. Sarà per ovvie ragioni. Ho parlato con degli amici, con della gente. Tutti indaffarati. Tutti. I disastri sono uno strano collante: per quanto facciano a pezzi case, incollano un popolo di più come effetto collaterale.

Riapro ancora gli occhi.
Sono davanti alla chiesa di Santa Chiara, sempre a Lanciano. Chiedo cosa serve, cosa posso fare, comprare. Sapevo che c’era un gran intasamento, non era il caso di aggravarlo e portare roba inutile.

Bè, parliamoci chiaro, parliamo della dispersione. Se a un popolo intero dai un pane, ci sarà una briciola a testa.
Se dai un pane ad una famiglia sola, la sfami.
E se ognuno da un pane ad una famiglia, sfami diverse famiglie. Se ognuno sa di essere l’ago della bilancia, il mondo può pesare anche dal lato buono. Un pò com’è accaduto nel terremoto del Friuli, se non sbaglio.

Comunque, i più pratici erano al lavoro da tempo. I poveri coglioni come me, abituati a scrivere, disegnare, parlare, in quel momento erano senza parole.
"Serve latte. Scatolame. Intimo, mutande calzini. E dei pastelli per i bambini. E’ bene farli disegnare".
La cosa mi ha procurato una ulteriore crepa al cuore, come se fosse crollato un asilo in quello strano paese che conservo dentro una boccia di vetro, nel ventre, e che riguardo spesso.
Sono andato a fare la spesa, con dei soldi bolognesi e miei, riempio il carrello. Non stavo più facendo i conti, prendevo la roba e mi dicevo "fanculo, qualche sigaretta di meno questo mese, su" e buttavo barattoli nel carrello, "fanculo questo è più giusto. I bambini. I bambini devono disegnare, anche loro. E due scatole di latte, due ne prendiamo, si che servono. E le mutande e quella roba".
Pensavo al fango, non so perchè, immaginavo il fango.

I bambini devono disegnare anche loro. Non l’ho scritto prima, per paura che a Povia venisse uno strano schiribizzo di ripartecipare a San Remo.

Porto tutto a Santa Chiara. Mi faccio un giro dentro. Trovo degli amici impegnati, stavano smistando roba in arrivo, davano vestiti a sfollati presenti. Sorridevano, gli amici, si facevano forza tra di loro.
Facevano forza a chi ha perso tutto, dando tutto.
L’umanità è una casa. Quando ti viene negata crepi di freddo fuori, da solo. Quando ti viene data, è il tuo rifugio dove vuoi tornare. O per ricostruire. Così ho visto queste persone che a modo loro erano una casa, e sono fiero di loro.

Ricordo un pranzo veloce con mio padre e mio fratello, i racconti di mia madre sul terremoto, le passeggiate, chi voleva andare a dormire in macchina.

E ricordo la pasquetta. Quello sguardo di quella signora. Ella sorrideva e cercava un sorriso. E io glielo davo come se le stessi passando un bicchiere di rum da buttare giù. Rideva. Canti popolari, la gente suonava, ballava.
Gente si era alzata presto la mattina per cucinare.

Fiero di loro. Di loro.

Torno a Bologna.
I mie colleghi mi chiedono.
"Si, il nostro popolo è così"
Come l’ha definito il mio amico Paolo, mi perdoni se riporto questa parte di mail personale:
"In giro per il mondo di queste catastrofi ce ne sono state tante… ma ora e` toccato a noi. Ed ora tocca a noi reagire e lo stiamo facendo.
Grandi pastori abruzzesi… bianchi – forti e coraggiosi. Tocca tornare alle origini… non siamo adatti alla borghesia noi….
Tocca tornare alle origini e la terra ha dato il primo richiamo"

Torno a Bologna con una consapevolezza. Che i capricci da viziati sono il frignare di un bambino che vuole solo soffocare il più rumorosamente possibile.
Il frignare di un vero bambino è l’esatto opposto; urla per toccar la luce.
Che la parte buona della vita è un’altra.
Che l’egoismo è il modo migliore per sparire dalla terra.
Che queste persone che ho visto sono degli eroi sbucati dal cuore.
Che il mio popolo è forte e coraggioso.

Che io scriverò di voi.
Perchè ora le parole le ho trovate. Parole come "le cose importanti della vita", "l’umanità", "l’amore".

"L’Abruzzo".

"La vita".

E quello che ho scritto, per quanto poco utile in senso pratico a queste persone bisognose e a queste persone che hanno aiutato, sono ciò che dirò in giro, ovunque. Parlerò degli amici, dei conoscenti, di mia madre, di quegli occhi. Ogni qualvolta qualcuno non mi saprà ancora dire dove si trova l’Abruzzo.
Nel centro, nel centro del petto.

Ringrazio Elisa e gli amici di Gaza che hanno mandato messaggi di

9 aprile 2009

Ringrazio Elisa e gli amici di Gaza che hanno mandato messaggi di solidarietà per l’Abruzzo.
Il cuore è l’epicentro: questi messaggi arrivano lì e danno carica.

Non pensate solo ai soldi per risolvere questa situazione (ringrazio comunque di cuore chi li ha donati come Ivan: sei stato proprio SuperIva, devi esser fiero, io lo sono di te!):
ognuno usi i propri mezzi per aiutare e per cambiare le cose:
in questa officina, per far ripartire questo spaccato motore, ognuno è specializzato per componenti differenti.
è per questo che siamo diversi.

Anche gli elettrauti: è un periodo buio, servono anche loro. Idee, ora più che mai.
Non pensate di essere inutili, cercate di capire qual’è il vostro pezzo e agite, ma lo sapete già.
Mia madre è stata la madre di qualcun altro questi giorni.
I miei amici, gli amici di qualcun altro.
Sono molto fiero di voi, veramente.
Cerchiamo di essere la casa di chi l’ha persa, ora.
Lo abbiamo sempre fatto, in fondo, di fronte alle difficoltà, mai tirati indietro

Non so.

Mi telefona mia madre, ieri sera.

7 aprile 2009

Non so.

Mi telefona mia madre, ieri sera.
"Allora, Mi’? Tutto apposto?"
"Si, mamma tutto ok. Sto seguendo le notizie in tv"
"L’importante è che tu stai bene, qui…."

mia madre inizia a piangere. Per telefono. Io, qui, a Bologna. Mia madre piange per telefono.
Lì in Abruzzo. 150 morti.
"Qui….è bruttissimo. Sono arrivati gli sfollatti a Lanciano. Li stiamo aiutando con il gruppo di Santa Chiara. Stiamo portando piumoni, roba da mangiare. Ma devi vederla, questa gente. E’ bruttissimo, è bruttissimo. – piange – Ciao"
La sento che continua a piangere.

Mentre riattacca.

Sono le 7 e 21, ora.
179 morti.

Ieri mi sono reso conto di molte cose.
Una persona che non sento da almeno 4 anni mi ha telefonato e mi ha detto "ti sono vicina".

E il fatto che ora debba tornare in ufficio a sistemare il cappello a John Wayne per una copertina di un dvd mentre sta accadendo tutto questo, mi fa riflettere non poco.

In prima pagina de La Repubblica (versione nazionale) di oggi c’è la

27 marzo 2009

In prima pagina de La Repubblica (versione nazionale) di oggi c’è la pubblicità del libro di Marco Travaglio, "Promemoria", di cui ho realizzato lo studio grafico e l’impaginato

Wow, non pensavo di "finire in prima pagina"; quel ragazzino di 20 anni che studiava all’Università e che ora ha 29 anni deve esser contento, da qualche parte dentro di me

Credo che non ti ho lasciato entrare, per te è rimasto tutto uguale,

24 marzo 2009

Credo che non ti ho lasciato entrare, per te è rimasto tutto uguale, che ti risulti così banale, così normale, un pò teatrale. Non mi è facile dimenticare le mie debolezze, forse son quelle le bellezze, le difendo con del banale, del teatrale ma non è normale. Queste cose un pò casuali, non banali, dovremmo lasciar scivolar, senza pensar troppo a dove andar. Predico bene con troppe catene, dovrebbero farci altalene, non messe in scene.

Monsieur Malcovich mi ha rovinato più di un rapporto.
Per chi ci scinde troppo.
Son sempre io. Non so come scriverlo, meglio dirvelo.

Merimée: – Prego, signori, entrate. Qui c’è l’arte, Kain Malcovich e

17 marzo 2009

Merimée: – Prego, signori, entrate. Qui c’è l’arte, Kain Malcovich e altri artisti

Io :- ENTRINO, SIORI, ENTRINO LE SIORE! Si beve e si mangia gratis! Questa è la mensa della crisi! Ah, e c’è anche dell’arte! E’ domenica pomeriggio, chi l’avrebbe detto che avreste beccato una mostra e da mangiar e bere gratis ! Spassatevela, suvvia!

Urlavo dentro ad un bicchiere di plastica che faceva da "megafono";
Domenica scorsa siamo andati a San Giorgio di Piano per esporre le mie tavole in questa giornata organizzata dal Gruppo Fermenti. Che umanità che ho trovato in queste persone. Ho riso con loro, ci siamo divertiti.

Dopo aver allestito siamo usciti a prenderci un caffè e a farci un giro; c’era il mercatino dell’usato. Inizialmente temevo di annoiarmi. Adoro i paesini il week end, sia chiaro, mi rilassano, mi riposo, ma questa domenica mi sentivo agitato e con una gran voglia di ridere e scoppiare. Così io e Merimée ci avviciniamo al palazzo comunale, arrivata l’ora dell’ inaugurazione della mostra, e vediamo due ragazze di Fermenti dare flyer. Decidiamo di dal loro il cambio.

E qui torniamo all’inizio di questo intervento. Che risate. Famiglie, anziani, ragazzi, passanti, abbiamo fatto entrare molte persone. Ridendo.
Come se non bastasse, davanti a noi c’era questa bancarella con una lunga serie di libretti erotici anni 70. Il mio occhio e il mio interesse trovano il titolo più singolare:
"Una rossa per il defunto".

- Mi scusi, quant’è?
- Ah, un euro
- Eccolo. Grazie

L’ho comprato per fare un pò di reading ad altra voce sotto quei portici;
- L’impiegato era già steso in obitorio quando entrò lei…
ah, signora entri! Qui c’è una mostra! Si mangia e si beve gratis!

Il libretto a fine serata diventerà la raccolta firme che mi son tenuto come ricordo.

Dentro ho scambiato parole con alcune persone che hanno apprezzato alcuni argomenti trattati nei miei lavori, ho venduto alcune copie di NUMBers.
Duepubblicitari mi hanno cercato. Interressante conversazione.

Poi mi accorsi che c’erano dei tipi che stavano fotografando le tavole con il cellulare.

Mi avvicino a loro
- Psssss. Guardate che vi denuncio
Ridiamo. Una di loro era di Lanciano; piccolo il mondo, vero. Scambio di parole dialettali, in bocca al lupo a te, ciao alla prossima chissà ciao.
Lancianesi emigranti, irlandesi d’Italia.

Sono stato molto bene.
Ringrazio tutto il gruppo Fermenti e gli altri due ragazzi che esponevano.
Uno di loro mi ha detto
- Oè, ma hanno sbagliato a scrivere sulla tua bio, appesa fuori: dice che sei un "terronista"! Ahahaha, volevi dire terrorista! Che a me certi terroni esagerati mi stanno sulle palle

- Eh no, hanno scritto bene. Io sono un terronista. Che i terroni li ha a cuore da quando vivo qui e sento e vedo certe cose.
- Ah ma a me solo certi terroni mi stanno lì…anche io ho alcune origini di giù –
mi diceva, con l’accento di su.
- Mh

Merimée rideva. E’ strana l’Italia, amico mio.

E’ stato veramente bello.
Grazie a tutti.

Prossimo appuntamento:

bè, non so se classificarla

11 marzo 2009

Prossimo appuntamento:

bè, non so se classificarla come una data del tour di About Life, dell’anno scorso, ma le tavole sono quelle con qualcosa di nuovo.
Dunque se volete vedere il mio coniglione originale, uomini nudi e volgarità intellettuale dalla psicologia spiccia, venitemi a trovare
a questa esposizione -aperitivo. Se riesco a ricordami il nome del paese, è una settimana che a chi me lo chiede dico "Comune di S. Pietro qualcosa" (fino a mezz’ora fa…).

Invece, con l’aiuto di Google:
SAN GIORGIO DI PIANO
DOMENICA 15 MARZO

dalle ore 16 alle 20, giovani artisti esporranno le proprie opere nel Palazzo Comunale di San Giorgio di Piano, accompagnati da un sottofondo musicale e da vino e stuzzichini.

Ah, ecco la riga che interessa me, ora ve la copio e incollo:

15 marzo: Matteo Varsallona + Kain Malcovich + Rubens Fogacci

La rassegna è organizzata dal gruppo dei FerMenti, costituito da giovani di San Giorgio di Piano accomunati dallo stesso spirito di iniziativa e che sono attivi da diversi anni nell

Per Leggere Strutture

10 marzo 2009

kain malcovich_topo per Cenerentola

Kain Malcovich: topino per Cenerentola;

per un gioco didattico e uno spettacolo di Leggere Strutture Factory

E ALLA FINE INCONTRAI GIPI.

Ieri pomeriggio.

10 marzo 2009

E ALLA FINE INCONTRAI GIPI.

gipi-kainmalcovich02Ieri pomeriggio.
Gran giornata di sole. Gran caldo. Come al solito voglio farmi 4 fave e un bel piccione ripieno: lasciare la valigia nella vecchia casa per fare un altro carico per l’attuale trasloco al ritorno, dopo esser passato alle poste per ritirare i soldi della caparra della nuova casa, dopo esser passato all’incontro con Gipi alla Feltrinelli, dopo essermi goduto questa giornata, questa fantastica giornata di sole in cui la primavera vuole esplodere come un seno dal petto di una liceale che ha voglia di esser donna dopo il lungo periodo di rincoglionimento da telefilm per teen ager e ha deciso di far vedere a Brenda, Dylan, Dawson e i Power Ranger come si fa ad usare il divano del salotto, quello dove si guarda appunto la TV, in modo creativo. “Ah, guardatemi, poster!” Già me li immagino: Brenda, Dylan, Dawson e i Power Ranger
“Oh, cazzo, questa roba non ce la scrivono nel copione! Cambiate canale! Basta!”
“Brenda, è lei che ha il telecomando, non possiamo”
e che la guardano dallo schermo mentre ella esplora posti ed effetti misteriosi con il ragazzo di turno venuto a studiare con lei una delle lezioni più indimenticabili della sua vita.
Ma non è di queste esplosioni ormonali che vi volevo parlare.
Ma dell’incontro che ho avuto con Gipi.

Gipi, il disegnatore ora famoso e che io seguo dai tempi di Black.
Ero andato un’ora prima, sapendo che adesso è una celebrità e mi aspettavo una gran fila e nessun posto a sedere nella libreria che trovo ancora chiusa. C’era il banchetto di Amnesty lì affianco, il tipo già mi stava puntando la penna contro. Cerco così una scusa morale per non sentirlo, come fanno molti, e il mio occhio va su Gianni, la gelateria. “Fa caldo. E ho pranzato con due fette di salmone. Si, è lecito farsi un gelato”. Mi faccio così un gelato, ma questa è un’altra avventura. Giro l’angolo, mi fermo davanti alla Feltrinelli di via Zamboni. Mi giro.
E chi passa la domenica pomeriggio lì davanti? Eh, lui. Anzi loro: Gipi e un amico.
Lo guardo, non so se rompergli i coglioni. Penso al fatto che ho una vita sola, così gli rompo i coglioni:
- Ehm, scusa ma tu…sei Gipi?
- Ehm…si – fa il timido
- e…ehm…posso romperti i coglioni un attimo? E’ che dopo avrai la tua folla
- e…certo, si ok

Prendo il suo libro che mi ha regalato Barbara. Barbara, cribbio, Barbara, Barbara dove dove…da quella busta tiro fuori dei ricordi, quest’uomo non ne sa niente del sussulto al cuore che mi è venuto per un attimo. Lì c’è anche la sua dedica. Di lei. Respiro, inspira, sospira, inspira, tira fuori.
- ecco…se mi metti una firma. Una dedica. Uno scarabocchio. Mi chiamo Mirko
- Con la K?
- Si si
- Eccola lì
- Troppo gentile. Ormai ti ho rovinato il primo pomeriggio: una foto?
Sorride. Non se lo aspettava. Neanche io che gli chiedessi una cosa del genere. Ma continuo a pensare che ho una vita sola e che quest’uomo per me è un grande e mi fece tornar la voglia di disegnare in alcuni momenti, quando sfogliavo “Saluti dalla Provincia”
Gli lascio una copia di NUMBers.

- è per te. l’ho portato apposta
Guarda la copertina, sorride, non se lo aspettava un regalo o qualcosa del genere, credo. Credo, eh.
Se lo infila nello zainetto.
Non lo leggerà, lo sfoglierà, chissà. Per un momento forse avrò ricambiato.
- Allora ci vediamo alla presentazione! – mi fa

Lo ascolto alla presentazione. Mi annoto questa cosa che ha detto, in modo umile, mentre agitato fumava:
- Una cosa insegnavo ai miei allievi a Firenze: ricordatevi che dentro di noi NON C’è UN CAZZO! Non cercate cose profonde dentro di voi, ma fuori. Nelle periferie, nelle strade. Non girate gli occhi dentro, ma fuori. Lì troverete tante cose. Tante storie. E troverete anche voi stessi

E’ stato bellissimo incontrarlo.

Un’ora dopo vedo anche Laura Scarpa, un’editrice. Anni addietro, se avete letto questo blog, la incontrai a Lanciano e mi diede dei consigli che non ho mai dimenticato, sui disegni e i fumetti
- La signora Scarpa?
- Si?
- Non si ricorda di me. Ma io mi ricordo dei suoi consigli. Bè questo è per lei.
Altra copia di NUMBers.
Per ringraziarla.

Torno alla vecchia casa, carico la valigia. Continuo il trasloco.

Luca è un bravo ragazzo.

Luca è una delle cose più

8 marzo 2009

Luca è un bravo ragazzo.

Luca è una delle cose più meravigliose.

Luca è il ritardato che vola sotto i portici di Via Saragozza.
"Io sono maco, io faccio sparire, io maco" fa, occhi azzurri e pelle che puzza di caffè.

Quando lo vedi ti dici che l’umanità è la cosa più bella che sia mai stata creata.
Ma guardalo, guardalo lì.
Quando lo incontri sbatti contro la libertà e ti dici che esiste. Lui maco, lui sa volare.

Luca ama le Malboro rosse;
oggi mi ha detto di un suo sogno; si sta mettendo da parte tanti pacchetti e tante paglie che chiede in giro perchè vuole morire per raggiungere sua madre in Paradiso e portarsi in cielo una mega stecca di sigarette.

Perchè secondo lui tutti fumano su e lui vuole inventare l’accendino eterno.

Luca è una delle cose più meravigliose.

Quando lo vedi ti dici che l’umanità è la cosa più bella che sia mai stata creata

Perchè lui è così umano.

Luca ieri è stato buttato per terra e quasi picchiato fuori il nuovo locale che hanno aperto davanti a Zammù.

Da dei fighetti.
Luca, il ritardato.

Aprite gli occhi e non voltatevi dall’altra parte quando leggete queste cose.

Se lo fate, tutto ciò che accade sarà colpa vostra.
L’egoismo è di chi ha paura.

Cronache in diretta da queste strade.
Inizio a perdere la pazienza.