Luca è un bravo ragazzo.

Luca è una delle cose più

8 marzo 2009

Luca è un bravo ragazzo.

Luca è una delle cose più meravigliose.

Luca è il ritardato che vola sotto i portici di Via Saragozza.
"Io sono maco, io faccio sparire, io maco" fa, occhi azzurri e pelle che puzza di caffè.

Quando lo vedi ti dici che l’umanità è la cosa più bella che sia mai stata creata.
Ma guardalo, guardalo lì.
Quando lo incontri sbatti contro la libertà e ti dici che esiste. Lui maco, lui sa volare.

Luca ama le Malboro rosse;
oggi mi ha detto di un suo sogno; si sta mettendo da parte tanti pacchetti e tante paglie che chiede in giro perchè vuole morire per raggiungere sua madre in Paradiso e portarsi in cielo una mega stecca di sigarette.

Perchè secondo lui tutti fumano su e lui vuole inventare l’accendino eterno.

Luca è una delle cose più meravigliose.

Quando lo vedi ti dici che l’umanità è la cosa più bella che sia mai stata creata

Perchè lui è così umano.

Luca ieri è stato buttato per terra e quasi picchiato fuori il nuovo locale che hanno aperto davanti a Zammù.

Da dei fighetti.
Luca, il ritardato.

Aprite gli occhi e non voltatevi dall’altra parte quando leggete queste cose.

Se lo fate, tutto ciò che accade sarà colpa vostra.
L’egoismo è di chi ha paura.

Cronache in diretta da queste strade.
Inizio a perdere la pazienza.

Massi, è bello averti ritrovato e trovato.
Ex coinquilino, ma

8 marzo 2009

Massi, è bello averti ritrovato e trovato.
Ex coinquilino, ma non mi piace usare il termine "ex" con lui. Spero che rimanga.
e’ la parte razionale a cui affidarsi e irrazionale a cui chieder consiglio e spinta.

Tanto è vero che ieri sono tornato piegato in due per i bicchieri che ci siamo fatti durante tante chiacchiere e stamane mi sono svegliato con una bomba atomica in testa. Dannato Rum finale da Lemmi.

Grazie Massi.

Il solito idiota un cazzo.
Io e l’ Amore non andiamo

6 marzo 2009

Il solito idiota un cazzo.
Io e l’ Amore non andiamo d’accordo. Ci proviamo, ma non andiamo proprio d’accordo.

Vorrei che ora piovesse, mentre scrivo e ascolto Satie. Tanto per stare allegri, si intende.
Quando sono triste, sono abbastanza bravo ad affossarmi.

Tornato poco fa.

Dopo una furiosa litigata via sms con Barbara, la guerra etere. Maledetti cellulari.
Maledetti fax. Maledetti cavi.

Maledetta distanza.

Scrivo in questo mio diario, sparato nella rete, come il blocchetto di un astronauta nel cosmo.
Galleggia, galleggia nel cosmo tutto.

Stanco. Entro in casa.
Sulle scale c’era un’anta di una finestra. Era intatta; sembrava una cornice che aveva vissuto appieno l’opera che conteneva, ora lì, per le scale, era come un vecchio.

Pensa:
il sospiro incatramato di un vecchio sono 40 anni di storia.

Storia umana.
Essere umano. Che bicchiere complesso che è essere umani.
Ero passato da Zammù, incontrato Fabio, fatto due chiacchiere.
Mi confidavo.
"E’ assurdo, sai. Oggi abbiamo litigato. Domattina le arriverà un mazzo di fiori che ho ordinato due giorni fa, per tirarle su il morale, per darle il buongiorno, per soppalcare un sorriso. Solo per questo."
Domani quel mazzo avrà un altro profumo rispetto a quando l’ho mandato.

Che catrame che è il tempo a volte.

Catrame.
Ultimamente sto fumando molto di meno. La sera più che altro, quando è buio e si fan le cose di nascosto, anche da se stessi.
Uscii a fumarmi una sigaretta in più, fuori da Zammù.

Poi lo sguardo andò su quel cornicione.
"Potremmo fare una classe di diverse razze che pensa ad un complotto contro la maestra: è la prima unione mondiale!"
Rideva, un’estate fa. Stavamo seduti su quel cornicione a scrivere su carta da pane un racconto che le serviva. Era la prima sera che uscivamo insieme.

Come era bella, Barbara.
La guardavo e la trovavo così mediterranea, speziata, gitana. Una spiaggia lei era.
Ah, che cavolo ne possono capire gli altri di quello che ho visto e provato quella sera in cui lei brillava. Cosa pensan di giudicare.
Solo io la vidi brillare così, quella sera, l’unico fortunato del pianeta Terra e della storia dell’umanità ad aver visto Barbara brillare quella sera. Ed ero in prima fila.
Poco prima del cornicione eravano seduti nel tavolino vicino, mangiavamo. E ci raccontavamo. Ed io la guardavo. Cosa fai, cosa pensi. Osservavo la sua pelle. "Chissà, chissà che profumo ha" pensai. Avrei giurato che potesse sapere di cocco, non so perchè, che fosse un’isola. "Chissà che profumo ha quella pelle".
Qualche giorno dopo facevamo l’amore per la prima volta. Entrammo l’uno nell’altro con un sorriso.

"Ciao".

Mentre si raccontava, in quel tavolino, tirò fuori questi "36 anni", 36 di età.
"Cazzo, ci risiamo" pensai per un momento; spesso sono stato insieme a ragazze più grandi di me, anche più grandi di lei.
Non è che ho la fissa, è capitato spesso, tutto qui.
Ma non importava. No, non me ne importava.
Quello era un bel sorriso, un sorriso da inseguire.

Sapete, una cosa che mi fece innamorare di lei era proprio quel suo sorriso che ogni volta le sbocciava dalle guanciotte.
Quel sorriso era ed è un miracolo, ogni volta che viene fuori, sempre bello.
La serata dal tavolino scivolò sul cornicione.
E quella serata scivolò qualche giorno dopo a casa sua. Quando aprì la porta quasi non la riconobbi. Senza occhiali, veste larga, scura. Mi chiedevo se avevo azzeccato porta, imbranato come sono.
Era lei, oh, se era lei.
Qualche mese dopo da quella porta rientrai per festeggiare il mio compleanno più particolare, fatto di rose e di lei, solo lei, c’era lei. Era per me. Rose, rosse le sue labbra.
Ricordo quando vidi tutto il buio, solo le candele.
"Ehm…amo’, hai pagato l’Enel?"

Era per me. C’era lei in quel compleanno.

C’era lei.

Quella seconda sera eravamo sul divano. Bevemmo, disegnavo. E sentivo il suo profumo, vidi il suo sorriso da monella quando mi propose di bere un amaro che non aveva mai toccato, una cosa da fare come se due bimbi si tengono un segreto da non raccontare al padre.
"Va bene".

E poi una sera su una panchina parlavamo e suonavano per noi. E quando attraversammo la strada ci sciogliemmo.
"Grazie" mi disse.

Ancora quel sorriso.

Oggi ho chiuso tutto con violenza.
Distolgo lo sguardo dal cornicione.
Torno a casa.

è così facile ferire in Amore.
Ed è così difficile costruire

5 marzo 2009

è così facile ferire in Amore.
Ed è così difficile costruire l’Amore.

Ma allora l’Amore è una cosa seria. Se è difficile poichè va costruito, è seria, eh? eh, si.

E io sono il solito idiota.
eh, si.

"Idiota" è la parola che mi ripeto più spesso. Quando rovescio il caffè del mio nuovo coinquilino che va a lavorare alle 3 di notte e si tiene la macchinetta pronta e io non lo sapevo, mi dico idiota.

Oppure, quando per pigrizia non mi cambio i pantaloni con la cerniera lenta ed esco per incontrare clienti o persone ed entriamo in locale dove sono costretto a togliermi la giacca lunga.
O ancora, quando una persona mi parla, io canto una canzone nella mia testa e in quel momento voglio essere quella canzone ed in una sala da ballo nella mia testa e inizio ad annuire ma in realtà non ho capito un cazzo e gli dico che ci penso io.
O anche, quando dovrei fregarmene e invece mi arrovello nei pensieri-catrame e mi ostino a cercarvi cose.

E infine, quando ferisco lei e la sento piangere.

Esco la mattina, rifletto su quanto sono idiota.
Intanto mi godo la nuova via dove mi sono trasferito. Ah, il verde. Ci vorrebbe un cazzo di panda, e mi sembrerebbe quasi di stare al parco nazionale. Quasi. Tutto verde.
Le piante, arh. Che belle.
Guardo le piante che vorrebbero sbocciare la parola "idiota".

Annuso il profumo del colore verde e della pioggia sull’asfalto grigio (da quando fumo di meno lo riavverto); poi poggio il naso sulla sciarpa e sento odor di idiota.

Dopo 5 minuti di cammino, vedo i viali, la città e i suoi mostri. E’ bello tenerli isolati, ovvero non essere in pieno centro. Ora che c’è meno chiasso c’è più silenzio.
Il silenzio e la parola "idiota".

L’altra sera, in treno, sfogliavo una rivista. Trovato questa frase

1 marzo 2009

L’altra sera, in treno, sfogliavo una rivista. Trovato questa frase di Berry Gordy che mi voglio appuntare sennò me ne dimentico:

"Amo le idee diverse dalle mie. Se la pensi come me, uno di noi è evidentemente di troppo"

Ne riporto un’altra, di citazione:
"Non datemi consigli, grazie; so sbagliare da solo".

Bè, ne son successe di cose. Per la diversità di pensiero.

Non so se avete notato (se c’è qualcuno che legge ancora questo stupido blog) che è da un pò che non scrivevo assiduamente e terapeuticamente qui. Sono appena uscito fuori da un buco di 5 mesi chiamato amore. Per dirlo in parole cosmopolitane sono tornato single, o, come ho detto l’altra sera quando ero brillo "sono tornato ad essere una noiosa palla al piede sociale". Autoironia, mi tocca giustificarmi, ora, altrimenti la gente mi prende sul serio.
Comunque sia, 5 mesi di pedalate per Mantova, di scappatine in treno, di fare all’amore, di Turchia, di sentirsi unici in questa fionda di mondo frenetico. Avevamo il nostro tempo, lo abbiamo rallentato. E questa è la parte positiva. La parte negativa è il passato che rovina il presente, è il far finta di non sapere ma sai, è quel figlio di puttana che andrò a trovare a sorpresa, è la curva sud delle amiche che hanno bisogno di ricoprire il ruolo di amiche: è come rubare i fornelli ad una mamma, se le privi del ruolo va in panico. Tutte cose a cui puntualmente devo far fronte. Tutte cose che puntualmente rovinano il presente per propri interessi. Tutte cose che mi fanno dire "è un passo indietro, amico, ci sei già passato. Perchè mi ripropongono questo stupido copione?"

Bè, ne son successe di cose. Per la diversità di pensiero.
Ho avuto a che fare con il fighettaggio bolognese (e umano): il confondere i soldi come una garanzia per comprare uno stato d’animo: la felicità. Ma è schiavitù, schiavi di capricci, come i bimbi lo sono dei giocattoli. Poti ti stanchi e intanto hai perso le cose importanti. Ci sono passato, anche io sono stato bambino. Ma ci sono cose da adulti più divertenti, più importanti, non voglio tornare indietro.
Sopratutto perchè l’età adulta non esiste, è una fregatura. Ho visto 40 enni frignare per cazzate.
Chi ci crede ancora idealizza ingenuamente.
Se vuoi la maturità devi camminare per guadagnartela, non sostare a un’idea.

Ne son successe di cose. Per la diversità di pensiero.
Me ne sto per andare dal mio cantuccio. Qualche settimana fa due rumeni mi hanno issato su una scala e mi hanno fatto rientrare dalla finestra; alle 23 di un venerdì hanno riempito di cemento fresco il pianerottolo e non potevo rientrare. La vita è soprendente. Ma a volte ho bisogno di tranquillità. Ecco perchè me ne vado.
In un posto più verde, speriamo.

Ne son successe di cose. Per la diversità di pensiero.
HANNO PICCHIATO TRE ABRUZZESI A BOLOGNA PERCHè MERIDIONALI.
Da dei figli di puttana lego/nazisti.
Si, a Bologna, l’ex rossa.
L’ex un sacco di cose.

Ne son successe di cose. Per la diversità di pensiero.
L’altra sera dopo due anni ho risuonato con un gruppo.
Loro, 50 enni folk bolognesi. Io, 29enne rock punk pop ping pam pum abruzzese.
Lo scriverò con calma, ora devo passare da Ariel a conoscere il suo figlioletto.
Lo hanno chiamato Alberto anche se mi sa che lei non era d’accordo: ne sono successe di cose per diversità di pensiero.

Per quella persona a me cara.
Due personaggi, G e M, si

22 febbraio 2009

Per quella persona a me cara.
Due personaggi, G e M, si rincontrano dopo 10 anni.
Il primo, G, se ne andò, partì, e non tornò. M è un immaginatore.
Qui, solo qui, i due si rincontrano.

M – Eccoci qui. Lo sapevi. Lo sapevi che l’avrei fatto, in qualche modo
G – Ce ne hai messo di tempo. Sei sempre il solito rincoglionito, ma alla fine ce l’hai fatta
M – Per 10 anni ho cercato di capire come fare. Come fare a far qualcosa che fosse "all’altezza di te".

G – Hai detto bene. Mi fai sentire un divo. Bravo, sei assunto!
M – Oh, mica è facile. Ci ho provato, se ti ricordi, subito dopo, quando accadde. Scrissi un raccontino sul quel blocchetto che mi portavo dietro, ai tempi delle superiori. Io e Domenico scrivemmo anche una canzone.
G – Si si, mi sono "proprio commosso" (Ndr. sta sfottendo M): Per un pò ho pensato che stavi diventando ricchione. "Io, tu e il campo da baseball della 167", com’è che si chiamava? E mi avevi fatto anche un ritratto che non ci somigliavo per un cazzo. Bel disegnatore, pure le mostre ti fanno fare
M – Ahahahah. Vaffanculo, va’. Non solo che ho cercato di farti un omaggio. Mica è facile. Sembrava tutto goffo, forzato. Ridicolo. Non è facile ritrarre
G – Vuoi che mi spoglio nudo? Ehhh? Ohhh, Mirko, amuruccio mio, muah muah!
M – Che schifo, già ci vedo nella scena di Titanic

G – bLaaaaahhh, brividi!
M – comunque. Dieci anni dopo. Era l’unico modo. Non descriverti ma…farti tornare in vita. Scrivendo
Arrogante da parte mia. Ma bisogna essere arroganti per fare ste cose.
G – Ecco qui, l’onnipotente! Com’è che ti fai chiamare ora? Cain? Chein?
M – Kain, "Malcovich". Ho un cognome troppo lungo etc etc. Già mi imbarazzano ste cose.
G – Eh. E quindi che devo fare?
M – Ma niente. Pensavo di farci una camminata.
G – Tutto sto casino per una camminata?

M – Mah, vabbò. Era per raccontarti un pò. Insomma, non so se hai letto i giornali negli ultimi 10 anni…
G – Ecco, questo mi fa incazzare di te e di voi. Non è che io sia morto "morto". Ci sono, vi guardo, vi sento. Qualcosa lo so. Se la piantate di piangere e ricordami "male"…
M – Dici poco. Mhh. Paglia?
G – Ah, si, passamene una. Sono 10 anni che non fumo. Dove sono andato non si può fumare.
M – To’, appiccia. Comunque. Tu sai delle Torri gemelle, di tutta quella roba lì?
G – Le Torri gemelle? Quelle della 167?
M – No no! Quelle di New York! Le hanno fatto cadere. Un attentato terroristico. Accadde nel 2001, qualche hanno dopo che te ne sei andato

G – Merda! E che è scoppiata, la guerra?
M- Eh, diciamo che l’America non ha reagito bene alla cosa. Guerre, invasioni. Hanno impiccato anche Hussein qualche anno fa. Ce lo hanno fatto entrare con sta cosa
G – Si, si, qui ho saputo che è arrivato Saddam da qualche tempo, da noi. Ma c’entrava almeno?
M – Mah….un pretesto….Poi son seguite cose strane. Antrace, armi chimiche, animali ammalati. L’economia in declino…Insomma. Se giocassi a Risiko, non manderei i carrarmati per colpire uno stato. Gli tapperei la sua economia di esportazione. Anche agli alleati. Nessuno si fida della tua carne, della tua roba, il tuo mercato si dimezza…
G – Eh, ma almeno vedo che i brufoli ti sono passati. Ti hanno scambiato per un mostro e ti hanno fiondato un’arma chimica che ti ha fatto andate via i brufoli? Aahahahahaha
M – Aahahahahahaha
Ah, ti devo passare gli ultimi 3 album degli u2 e altra roba che ho comprato, sti 10 anni.
G – Registra sempre su cassetta, come sempre. che l’ascolto poi, un pò alla volta.
M – Ah! Su cassetta! Sai che ora va l’I-Pod?

G – L’ai che?
M – è tipo un walk man, tutto ad mp3. Ci entrano intere discografie
G – Che cazzo di serie A. Mi evitavo di portarmi tutta la scatola di cassette se l’inventavano prima. Ah, ma che fine ha fatto la mia cassetta? Quella con le musiche che ho composto?
M – Ah! "Gianluca Keyboard"! Ce l’ho a casa da qualche parte. Se diventatvi una rock star ci avrei fatto i soldi con un album postumo
G – Vaffanculo!
M -Ho anche il tuo zippo. Ma…ehm…
G – O cazzo, cosa hai fatto a quello zippo?
M – ti ricordi l’aquila che c’era attaccata? Si è perso un pezzo…ehm…un pezzetto, mi ha preso un male…

G – NO! NOOO! SEI UN TESTA DI CAZZO! Me l’aveva regalato Flavia, quanto mi faceva sangue quello zippo! Ma come hai fatto? Rincoglionito!
M – Oh, si è staccata. Mo sta dentro una scatola, al sicuro, lo zippo
G – Eh, ora che l’hai sfreggiato….capirai a che mi serve la tua custodia!
Ah, ma Marco come sta?
M – è da un pò che non lo sento. Sto qui a Bologna, vorrei rivederlo ma certe volte sparisco io. Non so ancora se mi trovo bene, a Bologna. è un pò troppo universitaria
G – Sci, ma chiamalo, no.
Fossi io lì, poi…sai quante universitarie…Piuttosto, Flavia come sta?
M – quando scendo la becco ogni tanto. Sai che sta con un tipo…non è stato facile….
G – Eh, ma come me non si trova, ah! Comunque si. Lo so che non è stato facile. Non mi perdonerò mai per quello che vi ho fatto. Mi dispiace….

M – ….è andata così. Non so perchè. Basta che aspettavi un momento ancora
G – ….non ce la facevo. non ce la facevo.
M – Se mi chiamavi, se…
G – Ero convinto. Ero un ragazzino
M – Sei rimasto un ragazzo di 19 anni.
G – …ah, tu invece vedo che sei invecchiato. Hai perso quei due peli che avevi in testa
M – sine. Ne ho quasi 29, di anni, ora. Pensa te.
G – e ora che "sei diventato famoso" (uh uh uh uh) voglio vedere se avresti cagavi ancora.

M – Ma quale famoso…ahahaha. Per due mostre e un librettino.
G – Eh, oh. Ti ho visto quando hai presentato.
Certo che potevi farmi una dedica in quel libretto, bell’amico che sei
M – Ci ho pensato. Ma non era il libro giusto. Deve essere quello giusto
G – Eccolo, il solito puro di cuore! Va a finire che è l’unico libro che fai, almeno c’era anche il mio nome!
M – per me non c’entravi qui. O in parte si. O meglio, aspetto che venga, se viene, qualcosa di adeguato.
Come questo dialogo.
Era l’unico modo. L’unico modo per omaggiarti. Farti tornare in vita. Con l’immaginazione. E il cuore.
G – Ce ne hai messo di tempo. Potevi fare un fumettino su di me, no?

M – mi sa che lo farò un fumettino su questa camminatina.
G – si, voglio vedere. Datti una mossa.
Oh,vado. Mi chiamano.
M – Vai. Ah…eh…uh…. Ti…voglio bene, eh
G – BLAAAAHHH! Sei diventato un finocchio! Alla larga!
M – deficente. Cia’
G – Cia’….e ricodari che ci sono.

Si. ci sei. Ci sei stato.
Io ti ho conosciuto.

In memoria di Gianluca Rosato. Un ragazzo che si è tolto la vita il 22 febbraio del 1999.

Era il mio migliore amico.
Lo porto con me.
Lo porterò con me.
Sempre.

Chiedo scusa a chi l’ha conosciuto e troverà questo testo offensivo e leggero,
ma penso che il modo migliore per ricordarlo, da parte mia che gli sono stato vicino per tanto tempo, era di raccontarlo così com’era: non drammatico, ma frivolo, leggero, strafottente, allegro.
E sopratutto…vivo!

Il libro di Marco Travaglio "Promemoria", di cui ho curato

20 febbraio 2009

Il libro di Marco Travaglio "Promemoria", di cui ho curato la grafica, è arrivato al 6

Nebbia emiliana

28 gennaio 2009

kainmalcovich_nebbia_emiliana_per_poeti_grassi

L’altra sera ero a casa. Mi metto le cuffie, inizio a scrivere. Ne è uscita fuori una poesiola zozza di un poeta grassone, perso nella nebbia emiliana, bianca. Sto lavorando a questa storia, questa è una tavola.

Elle dorme

22 gennaio 2009

shhh, Elle dorme - Kain Malcovich

Una proposta alternativa per l’EP dei Radia

Tra un pò, ovvero tra secoli, ci saranno modifiche su questo sito. Ho

21 gennaio 2009

Tra un pò, ovvero tra secoli, ci saranno modifiche su questo sito. Ho l’esigenza di pubblicare in questo blog, oltre a dei pensieri e a ciò che voglio descrivere del quotidiano, anche delle immagini, degli schizzi, dei lavori che forse non vedranno la luce se non qui. O, ancor meglio, dei work in progress.

Sto facendo delle prove, potete vederle qui:

http://kainmalcovich.wordpress.com

Tornato da Istanbul. Buon anno a tutti, uh.
Sono stato da

12 gennaio 2009

Tornato da Istanbul. Buon anno a tutti, uh.

Sono stato da Paolo e Neslie. Gentili tutti i turchi. Belle notti d’amore. Bei monumenti. Le moschee. I bazaar. Il salep. Il turco. Yum.
E la pianto qui perchè mi piace la privacy.
Qui si parla di cose Malcovichiane.

Allora, siori, siore.
NUMBers va in seconda ristampa.
Ci saranno due aggiunte: una nuova prefazione e delle note sul retro.
Ho trovato giusto scrivere una introduzione per suggerire l’approccio alla lettura di questo libro. Immagino che a Quneau non succedevano queste cose per gli "Esercizi di stile".

Per correttezza di chi l’ha comprato (400 persone: perdonatemi) riporto qui l’aggiunta:

"MENO UNO
(Nuova prefazione)

Sarà bene che ti dica due parole riguardo questo NUMBers, sai.
Se hai comprato questo libro pensando di trovare una storia con un inizio, una fine e un pò di suspence nel durante, mi dispiace, dovevi ordinare il menù del giorno. Questa è un’insalata, più semplice di quello che pensi.
Non so cosa sei abituato a sfogliare, non so cosa tu pensi dei fumetti.
Ti posso solo dire che Harmony o Alfred Hitchcock sono ben lontani da me.

E che i fumetti non sono mai stati per bambini, non so cosa ti abbiano raccontato da piccolo, a riguardo. Cresci, maledizione.

In questo sabato mattina ti scrivo queste due righe per facilitarti la lettura di questo librettino nero che hai in mano, per evitarti una emicrania quando l’avrai terminato. Se l’avrai terminato.
NUMBers non è un racconto. Non è un romanzo. Non è un trattato di sociologia, perchè io non sono un sociologo. Sono un designer che è stato rimandato quattro volte in matematica ai tempi dello Scientifico e che ora cerca di fare i conti con una società fatta di preventivi e fatture, in senso lato e stretto.
"Cerca di fare i conti", buona questa, Malcovich .
Questo lavoretto è un giochetto matematico, applicato alle persone. I personaggi hanno emozioni, pensieri e sentimenti amplificati dei primi, in quanto loro multipli. E c’è una simmetria che si ripete, facci caso. Tutto parte da Uno. La storia dell’uomo e sempre partita da Uno, Uno solo, ci hai fatto caso? Il massacro degli ebrei, da Una persona sola. Il fatto che tutti a casa abbiamo un sistema Window o simili è partito da Uno. Uno solo ha influenzato miliardi di persone. Uno ha avviato una catena incredibilmemente lunga. Da una stanza, da un bar. Da un palco.
Guardati. Sei Uno. Come i grandi personaggi storici che hanno cambiato il mondo.
Sei pericoloso, perchè se sei cattivo, la catena sarà cattiva. Ma se sei buono, sarai la soluzione, Una soluzione, a cose grandi e piccole. Dovrai solo influenzare, scegli se essere un virus o un vaccino.
Io credo nel tuo coraggio.

bye by
Kain Malcovich – gennaio 2009"

Sono tornato a casa – a Lanciano – come di consueto, per le feste

26 dicembre 2008

Sono tornato a casa – a Lanciano – come di consueto, per le feste Natalizie.

IL VIAGGIO IN TRENO –
L’ARCA DI NOEL
Il viaggio in treno non è stato dei migliori; 4 ore in piedi con un braccio che teneva in equilibrio valigia + portatile + un sacchetto con una ventina di copie di NUMBers. Eravamo tutti ammassati, un vagone carico di bestie che si alitavano addosso. Man mano che scendavamo verso il sud, continuavamo a caricare su accenti diversi e più marcati, saporiti, ruspanti. Unti. Adoro il sud, perchè sa di qualcosa. Sembrava l’arca di Noè. L’arca di Noel. Le ferrovie di stato hanno preferito continuare a vendere biglietti piuttosto che bloccare le vendite e indirizzarci verso altri orari e altri treni. Penso che queste cose vadano scritte: ho pagato euri 29 per stare 4 ore in piedi e pressato in un’aria tesa dove uno schiaffo per nervosismo avrebbe creato una rissa a catena. L’espresso delle mignotte – quello dell’una di notte – che ho preso il viaggio precedente è stato molto più comodo.

NATALE CON I TUOI
Ieri ho passato un Natale in poltrona, da mia madre. Il pomeriggio sono andato con mio fratello al cinema; altra poltrona. "Spirit" è un film natalizio secondo i miei canoni. Intrattenimento puro con quei 20 secondi di pugni in cui Miller si sarà divertito. E anche io.
la sera poi sono andato da mio padre e abbiamo visto – sempre in poltrona – "Colpo Grosso" con Frank Sinatra e Dean Martin, il film che poi sarebbe stato riproposto come "Ocean 11".

Ho cercato di scaldami con un paio di brandy.
Pioveva.

ORA E NUMBers
Ora sono seduto in poltrona (eh), da mia madre.
Ieri mattina ho chiamato mio padre, dato che il pranzo non lo passavano insieme almeno un aperitivo mattutino potevamo condividerlo. Mi ha detto che stava andando in cimitero a trovare la nonna, "con dei fiori e un omogeneizzato" mi ha detto, ricordando il Natale scorso quando lei stava morendo. Volevo scrivere una canzone senza musica, l’avrei chiamata "Canzone di Natale di un figlio di divorziati" e diffonderla su internet. Poi ho lasciato perdere.

Mentre scrivo sto guardando "Fascisti su Marte" di Guzzanti. Penso che sia geniale.
I miei amici attendono Barbara, la vogliono conoscere. Stamane l’ho sentita; penso che non scenderà, e questo darà vita ad altre discussioni.
Era bellissimo girare in bici per Mantova,ho pensato.

Voglio iniziare a lavorare a "Lost in Venice".
NUMBers è andato abbastanza bene per la sua tiratura, in un mese e mezzo sono andate via un 350 copie. Le presentazioni sono state fantastiche: Castiglione, Bologna e l’ultima Manerbio, vicino Brescia. Ho capito che è difficile presentare questo lavoro, mi viene il mal di testa ogni volta che ne parlo. Non trovo però che sia un buon libro, ma che sia solo una buona idea. Mi ha sorpreso vedere che sia stato più apprezzato dagli insegnanti che dal resto del pubblico – quello che doveva essere il target. Penso che nessuno abbia il coraggio di dirmi che non ci ha capito un cazzo, ma va bene così, me lo merito per un lavoro fatto di fretta e con un ossessione: potrebbe essere il mio unico libro, e ho voluto sbatterci dentro molti concetti. La fretta di dire e di fare, perchè hai una vita sola e l’imprevisto è imprevisto. La morte è un pensiero che mi ossessiona. E mi condiziona, direi. Immagino che qualche saputello o saputella mi direbbe che è una cosa troppo scontata, per un "artista". Non la confesso mai, questa paura; la gente vuol stare spensierata e io rappresenterei un tumore ambulante con questo tipo di discorsi – ecco perchè vanno tanto i film di Vanzina e le attuali canzoni di Vasco Rossi – Così ho sbattuto tutto lì, che non si sa mai di questi tempi, almeno hai detto cosa pensi di tutto. Insomma, ho scritto un centro commerciale: tanto di tutto e lo specifico di niente.

POI
Mia madre non ha preso molto bene il fatto che starò meno con loro; il 30 torno a Bologna per prendere l’aereo ed andare a Istanbul.
Istanbul, la città dove i miei hanno trascorso la luna di miele. Recupero pezzi.