Ieri sera ho incontrato Enrico Brizzi.
Non ci siamo mai visti

28 novembre 2008

Ieri sera ho incontrato Enrico Brizzi.

Non ci siamo mai visti di persona, ci siamo solo scambiati un paio di mail.
Si ricordava, "ah, Kain il disegnatore!"
eh eh, Brizzolato.
Ho preso il suo libro, parla di Bologna, o quello che forse era. Interessante documentarsi su questa città in cui non ho radici. Divertente il racconto del suo incontro con Stefano Benni in via Farini.
Io e Barbara abbiamo cominciato a leggerlo insieme. E’ un piacere spegnere la tv e leggere un libro con una persona, come forse si faceva una volta.

Brizzi. In cambio gli ho dato una copia di NUMBers.
Ci siam scambiati le dediche.

Nel prossimo numero di C-Magazine, una fine rivista culinaria che ha

25 novembre 2008

c-di-cenaNel prossimo numero di C-Magazine, una fine rivista culinaria che ha come tema portante “ciò che NON inizia per C” sarò l’artista ospite del mese.
Trovate una mia illustrazione fatta a posta l’altra sera sul divano, mentre mi crepavo di freddo e cercavo un nome per un Sambernardo che non è mai arrivato.
mai arrivato

mai arrivato
mai arrhivato
mai
*

Sabato 29 novembre a Bologna, presso la nuovissima LEGGERE STRUTTURE

23 novembre 2008

Sabato 29 novembre a Bologna, presso la nuovissima LEGGERE STRUTTURE FACTORY in via Ferrarese sarà presentato il mio libro, NUMBers – un’equazione sociale

NUMBers è la storia dei numeri delle pagine dello stesso libro. I multipli dei primi numeri avranno emozioni, pensieri e situazioni moltiplicate dei primi decimali.

Ore 19.
Insieme a me ci sarà la redazione della Gattogrigio Edizioni che presenterà la propria collana, I Sampietrini, e la sua politica editoriale del Copyleft: i provati possono fare quello che vogliono di queste opere pubblicate.
Compreso NUMBers

Il mio libro NUMBers – un’equazione sociale – è appena uscito.

1 novembre 2008

Il mio libro NUMBers – un’equazione sociale – è appena uscito. Sabato scorso c’è stata la presentazione a Castiglione delle Stiviere. A fine novembre ci sarà una presentazione a Bologna.

NUMBers è la storia dei numeri delle pagine dello stesso libro. I multipli dei primi numeri avranno emozioni, pensieri e situazioni moltiplicate dei primi decimali.

Ah, com’è fare un libro? Bè, vi dico solo che quando ho visto per la prima volta il personaggio Uno tra le mie mani, avevo voglia di allattarlo.

Nelle prossime settimane uscirà il primo EP dei Radia. In copertina,

1 novembre 2008

Nelle prossime settimane uscirà il primo EP dei Radia. In copertina, una mia illustrazione "Mona elle."

Il 25 Ottobre uscirà il mio primo libro.

NUMBers -

15 ottobre 2008

Il 25 Ottobre uscirà il mio primo libro.

NUMBers – un’equazione sociale.

Edito dalla Gattogrigio Edizioni, farà parte di una collana, i Sampietrini.

Il 25 Ottobre, due giorni dopo il mio compleanno.
Che strano. Penso che starò male.

I protagonisti del libro sono i numeri stessi delle pagine – nella pagina uno c’è Uno, nella due, Due personaggi etc. – e si basa su uno schema matematico: se nella pagina tre ci sono Tre personaggi e si crea il disagio, nella Trenta ci saranno dieci disagi.
E’ tutto giocato sui sottomultipli dei primi dieci personaggi, sottomultipli del loro amore, odio, gelosia e amicizia.

Stasera sono stanco e non riesco a farvi un’introduzione decente.

Ah.

Il 25 ci sarà la presentazione presso la libreria Mr. Books, a Castiglione delle Stiviere (Mantova).
A fine novembre ci sarà un’altra presentazione a Bologna, in occasione dell’inaugurazione di un luogo tanto speciale quanto importante per questa città, ma non posso dirvi niente fino alla conferenza stampa di questo posticino.

Cribbio la schiena.
Vado a mettermi sul divano.

Qualcuno di voi mi ha chiesto che fine avessi fatto o, in modo più

18 settembre 2008

Qualcuno di voi mi ha chiesto che fine avessi fatto o, in modo più pratico, di aggiornare questo cavolo di sito e di blog;

qui di seguito vi riporto alcuni piccoli episodi già "editi" sul myspace di recente. In fondo in questo blog non si parla sempre di cose serie o professionali ma di cose…malcovichiane.

Ah, pare che NUMBers sta per essere pubblicato;
ne approfitto per chiedervi quale di questi titoli preferite. Tanto farò di testa mia, ma almeno non mi date dell’asociale:
- "NUMBers – un’equazione sociale"

- "NUMBers – Uno, due e…TE!"

Saluti

Venerdì pomeriggio.
esco dal lavoro, prendo il 19. Esco dal

18 settembre 2008

Venerdì pomeriggio.

esco dal lavoro, prendo il 19. Esco dal lavoro, cribbio come l’ho aspettato quel venerdì, respiro di ogni persona che abbia deciso di farsi schiavizzare da 8 ore lavorative quotidiane, servite come un pasto alla mensa del militare, ottimo corso di…sopravvivenza.
Bè, penso che ormai sapete già cosa penso a riguardo.
Su, avanti. Licenziatevi tutti.

Dicevo prendo il solito 19, penso nel tragitto che ho del tempo per me, che forse potrei andare a comprarmi un paio di scarpe da tennis visto che quelle che avevo fino a poco prima di venerdì si sono spaccate in due, causa 12 euri di costo e nessuna qualità assicurata.
Io girerei con le mie scarpe col tacchetto sempre, ma sembra che portare un certo tipo di scarpe sempre sia come una dichiarazione di status e possa mettere in difficoltà le relazioni sociali. Ora, già io sono un tipo sull’introverso andate in questo periodo e ho difficoltà a stare nella società in modo umano e pacifico, ma che mi si debba anche imporre con che suola devo pestare la merda, bè…penso che ci sia qualcosa che non va nella società, in me, in te in tutto.

Tralasciando questi pensieri, scendo in via Rizzoli. Bologna, lavoro a Bologna, si, quindi via Rizzoli di Bologna, dove scendo di solito.
"Ah, libertà, fantastico" penso, mentre mi frugo nella tasca posteriore per cercare l’accendino; le mie tasche dei pantaloni sono organizzate fondamentalmente così:

nella tasca posteriore destra ci sono tutte le cose che riguardano la prassi da solitudine: spiccioli per il caffè e le macchinette delle sigarette, cose così;
nella tasca posteriore sinistra c’è tutto ciò che mi serve per il sociale: gomme da masticare e preservativi.
Scendo a via Rizzoli, mi accendo dunque questa sigaretta. Non ho voglia di comprare quelle scarpe da tennis. No, ci vado domani, andiamo.
Incrocio la mia coinquilina: io e lei non ci vediamo mai a casa, la vedo in giro. Piccolo il mondo.
Attraverso la strada, vado davanti a quel negozio di libri per bambini. Fantastico, sembra una favola.
"Ma che ci entro a fare, non ho bambini"
Guardo la vetrina: mi innamoro di un’illustratrice, la idealizzo: non puoi innamorarti di una persona dal tratto. Bè, mi piace quel tratto, ok? Entro dentro, chiedo informazioni.
Utopico avere il suo numero di telefono, ok, decido di comprare il libro; se è pazza come credo, avrà scritto il suo numero di cellulare da qualche parte affiancato dal prefisso "vi prego amatemi" . Sarà un’analisi che farò a casa, sfogliando il libro e le pagine contro luce.

Esco, riguardo la copertina, sfoglio il libro, attraverso la strada. Bellissimi disegni.
Mi fa venir voglia di disegnare, si. Proseguo per via S. Felice e cosa mi trovo sulla destra? Un negozio di attrezzatura per disegno. Fantastico, fantastico, mi dico di non spendere altri soldi mentre entro. Compro ecoline, chiedo consiglio sulla carta cotone: è una vita che non coloro su carta cotone con le ecoline, dai tempi del coniglio e quelle illustrazioni. Così mi fa tastare le carte. Ahhhh, come una prova di lavato con perlana.
50% cotone, era quello. Compro tutto, esco fuori con un libro di favole, dei colori e una carta cotone al 50%. Felice, decido di esplorare un nuovo bar, per me: tutto legno, grandi specchi, roba da fine ’800, cameriere incazzato. Mi prendo una piccola, mi siedo.
Il tipo, il cameriere incazzato dico, mi fa: "Hei, se prendi un’altra birra entro le 8, stasera, le paghi insieme 3 euri" Erano le 8 meno 5. Non è che devo ubriacarmi per forza, ok? Erano le 8 meno 2 quando me lo ripete, ancora una volta. Avevo mezza di mezza pinta ancora da bere. Per 50 centesimi vuoi farmi bere per forza un’altra birra?
No, con calma. Bella musica di sottofondo. Sfogliavo il giornale e mi univo alla cantilena degli altri: tutti canticchiavamo. Ero felice, ero contento. Mando un messaggio al mio amico Yoshimi:
"Ah, bella la vita!"
Mi risponde dopo un pò

"Sto uscendo dal corso di psicologia, ho la testa fusa perdonami che succede."
No, non puoi rovinar tutto. Niente. Il telefono squilla. Non rispondo, la vita è bella, non rispondo, non roviniamo tutto con le parole.
Yoshi mi manda un altro messaggio
"ma è nato il bimbo di Ariel?"
Cribbio no, no, no, no. Non sapevo come dirglielo, ma ho avuto un momento di euforia per la vita destinato a terminare da lì a poco.
Esco, e dopo tutte queste scoperte fatte in giornata decido di farne un’altra:
passo davanti ad un Fitness club, penso: "e se quest’inverno mi vien voglia di far palestra?" So che non ci andrò: il più delle volte faccio abbonamenti alle palestre e mi ritrovo al bar affianco a giocare a biliardo.

Entro. Mi fanno parlare con questa bionda. Mi riempie della pappetta che ha dovuto imparare a memoria e a cui neanche lei credo più, non i suoi occhi stanchi.
Mi fa vedere la palestra: persone che corrono su tapis roulant cambiano canale sullo schermo che hanno davanti non contenti della CNN, gente balla dentro stanze oscure, poi, il trauma: "Guarda, da qui in poi ti accompagna il mio collega, io qui non posso entrare". Gli spogliatoi degli uomini sono veramente di lusso: legno, saune, luci soffuse. Apre la porta: davanti a me una fila di uomini iper muscolosi si tolgono l’accappatoio e si guardano allo specchio.
Passo in mezzo ad una fila di cazzi di fuori, drizzati come fucili puntati verso su per salutare un martire che viene portato via, martire della settimana lavorativa.
Questo mi ha rovinato la giornata.
La bionda mi dice:
"La palestra non è come il matrimonio: quest’ultimo devi farlo senza pensarci troppo. Dunque iscriviti adesso"
"Appunto, replico, se la palestra non è un matrimonio, io ci devo pensare. Ne ho bisogno. Vado"
La tipa non mi ha richiamato come promesso. Devo starle antipatico.

Chiunque mi conosce mi trova antipatico la prima volta. Poi magari è peggio.

Bene. tutto questo per dirvi che la vita è bella quando non ti fai troppe troppe domande.

Ferie.
Torno in Abruzzoland, dai miei parenti, dai miei amici,

18 settembre 2008

Ferie.
Torno in Abruzzoland, dai miei parenti, dai miei amici, da ciò che fatto di me, me.

Nessun traffico fuori, come a Bologna. Nessun traffico in testa. O meglio, meno gente e meno circolari. In testa.

Torno a casa, nell’appartamento di nonna Malcovich. Cosa? Si, vive ancora Nonna Malcovich. Da lei ho abitato per due anni, prima di andare a Bologna.
Da lei andavo quando ero piccolino, piccolissimo. Qui ho imparato a camminare, qui avevo una vita sociale con gli altri bimbi del condominio. Partite spaziali tra Trasformers e pistole ad acqua, battaglie contro i nostri genitori che ci inseguivano per prenderci a calci in culo quando scoprivano i nostri attentati terroristici contro l’igiene della casa, acerrimi nemici della Papera dei cessi, gli orsetti Coccolino, lo zingaro pelato di Svelto. Erano loro i nemici dei bambini, i super eroi contro noi piccoli psicopatici mostri.
Le nostre erano battaglie contro gli adulti.

20 anni dopo, a 28 anni, sono ancora a dichiarare guerra al mondo degli adulti.

Tra questi personaggi che hanno popolato la mia infanzia come i puffi e gli snorkies, c’era anche la Signora Teresa. La Signora Teresa c’è ancora. Vicina di casa storica di mia nonna, brava donna appartenente al grado di cortese rompicoglioni: quando suonava alla porta, mia nonna dava ordini di dirle che lei non c’era o stava dormendo profondamente.

La signora Teresa, con la sua collana de perle enormi; erano i suoi "gradi". Sono i suoi gradi, ricordi di qualche vacanza ai tempi della gioventù spensierata fatta di vespe e post-Mussolini.

Quando ero piccolo e giocavo nel balcone di mia nonna (secondo piano) a volte la vedevo stendere i panni alzando la testa in alto a sinistra (signora Teresa, quarto piano anta sinistra del condominio); in particolar modo, a mezzogiorno, il sole le stava alle spalle, e lei era una vera eclissi alla mia spensierata infanzia: filtrava la luce del sole e la sua ombra si proiettava enorme su di me due piani di sotto, mentre stendeva i panni. Era una figura forte nella mia percezione da bambino, forte come la sola sagoma di John Wayne con il sole alle spalle durante un duello. Ma lei vinceva sempre. Quei cazzo di panni erano sempre puliti, profumati. Via la cioccolata, via il sugo, via la cacca, via qualsiasi cosa che un single come me non avrebbe potuto sconfiggere.
Era ed è una donna d’acciaio.

FLAP! FLAAAAPP!
Che forza nello sbattere quell’orsetto coccolino all’aria. Mi arrivava il profumo della sua biancheria.

Oggi.
Oggi esco dal balcone per fumarmi una sigaretta dopo pranzo.
e

FLAP! FLAAAAAPPP!!!!
Era ancora lì. Alzo la testa. Ancora lì. Vedo solo la sua sagoma, nell’altissimo piano, da giù. La sua figura, dietro le nuvole che passano. Dietro, il cielo e le nuvole che passano, come un’amazzone nel monte Olimpo. Io la guardo da giù.
Signora Teresa.

Le vent nous portera, mi fa pensare a quella canzone.
Rientro, chiudo la serranda.

Mona Lisa sorriderà per sempre.

Molti venerdì fa…

Venerdì sera solitario, che tutti

18 settembre 2008

Molti venerdì fa…

Venerdì sera solitario, che tutti eran partiti, o a trombare o a parlar della vita da troncar o da affrontar.

Era da un pò che non lo facevo, che non giravo per Bologna da solo la sera.

Attendo, capite, attendo che accade qualcosa.

Se tu resti fermo in un punto, vedi il mondo passarti davanti, si si, nel senso che tu resti fermo e vedi tutto il mondo che cambia vita davanti a te.

Questo pensiero fu il fulcro dei miei pensieri della serata, avevo trovato la scusa e l’appiglio per ubriacarmi:

dunque mi diressi al B.

Il B penso sia un posto ottimo per riflettere sulla pensione: zitelloidi me compreso (che poi definirsi single fa più figo ma è la stessa cosa, cari i miei fighi)

arrivo, sento un concertino, pago un cuba libre da 10 fottuti euri quando mi ero promesso di non fare più cose del genere: da pubblicitario son stato fregato dalla pubblicità: INGRESSO GRATUITO (in piccolino e al contrario: prima consumazione obbligatoria: ah! pollo, ora sai come si sentono gli altri quando lo fai tu, Kain pubblicitario)

Faccio la fila. In quella affianco, una splendida 35 enne in forma.

Io, un 28 enne con uno fisico da splendido 40enne: ok, miss, siamo compatibili.

Lei mi guarda, io la guardo.

Distoglie lo sguardo, io guardo la soffitta.

Lei mi riguarda, io la riguardo.

Distoglie lo sguardo, io guardo quella splendida e affascinante soffitta non affrescata.

Lei mi guarda e mi sorride, io la guardo e le sorrido come un ebete, o anche come un abete perchè ci vuole spirito di iniziativa, non si fa l’albero aspettando che cerchino i funghi alle radici (oe, e questa come mi è venuta?mah)

Potevo avvicinarmi, dirle qualcosa mentre mi guardava tipo

"Oh, ma che cazzo ti guardi?"

Magari in maniera più dolce, dolce Kain, tender Kain, sweet Kain from AbruzzoLand.

Poi.

Sento un prurito.

Il naso.

Lei mi guarda, io la guardo, io avevo un plurito al naso.

Cribbio, non ci badare.

Io la guardo, lei mi guarda, io non bado al prurito.

Ma si fa più intenso. Lo sguardo dico.

Ma anche il prurito.

Ho qualcosa da rimuovere dal naso. Non lo fare. Non è sexy. Non lo fare.

Io la guardo, lei mi guarda.

Io ho una cacca nel naso.

Non lo fare, ti giochi tutto, non lo fare.

Lei mi guarda, io la guardo.

Ho una cacca nel naso, non ci pensare.

E le faccio un’espressione strana porca puttana perchè mi prudeva quel sassolino nel naso.

Aspetta: fallo non appena distoglie lo sguardo. Quando non ti vede: fuori, un’azione veloce e segreta!

Io la guardo, Lei mi guarda.

Lei mi guarda e io la guardo

Io la guardo, Lei mi guarda.

Lei mi guarda e io la guardo

Io la guardo, Lei mi guarda.

Lei mi guarda e io la guardo

Io la guardo, Lei mi guarda.

Lei mi guarda e io la guardo

Io la guardo, Lei mi guarda.

Lei mi guarda e io la guardo

LEI DISTOGLIE LO SGUARDO

ed io CAZZO MI INFILO IL DITO NEL NASO

VIAAAAAA!!!!!!

"OOOOOOhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh

Non ce la facevo più, oooohhhhhhhhhhhhhh"

pensavo mentre chiusi gli occhi e assaporavo quella liberazione

Subito dopo mi ricordai:

Lei mi guarda?

Mi giro: non c’è più.

Toppato.

Ricordo quando ero ragazzino, ero al cinema e passarono la pubblicità della Magnum: il tipo doveva scegliere se trombare e dunque comprare i preservativi o usare la sua unica monetina per il Magnum;

scelse il MaGNUM ed io dissi ad alta voce

"BRAVO, E LO SAI DOVE TE LO METTI, ORA?"

Tutta la sala rise.

Ora capisco il tipo. Ben mi sta.

ero salito di consueto sul 19.
il 19 non è quel numero da

18 settembre 2008

ero salito di consueto sul 19.
il 19 non è quel numero da giocarvi, e neanche un giocatore di calcio dato che il calcio non mi piace, non ne capisco un cazzo, e tanto meno penso che arrivino a 19 quei tizi muscolosi in pantaloncini che convincono i mariti a mollare le mogliettine sole a casa. Come diceva più o meno quella canzone.

Il 19 è l’autobus che mi porta a casa, come avete intuito prima di leggere queste 4 righe che potevo risparmiarvi, ma stasera, sapete, mi sembra di aver mandato giù qualcosa o forse di non averla proprio mandata giù.
Sul 19, dicevo, ero seduto e come ogni pomeriggio quando esco dal lavoro ascolto sull’I Pod canzoni tristi e deprimenti che mi fanno stare male e mi fanno venir voglia di strapparmi….ah cribbio non lo so cosa potrei strapparmi.
L’autobus si ferma, nuovo carico. Data l’afa, speravo che salisse roba da calendari per gommisti. Invece la seconda fermata è quella delle anziane.

Faccio finta di niente.
Una mi guarda,
Faccio proprio finta di niente.

No, ma che pezzo di merda sono, su, alzati, falla sedere!

"Signora, vuole sedersi?"

E sapete che mi ha risposto la tipa?
"E che ti sembro, vecchia?"

O merda, a questo non avevo mai pensato.
Il gesto di gentilezza può ferire.

Dunque ecco due versioni del finale:

QUELLA REALE

Abbasso la testa, scuoto le spalle come per dire "volevo essere gentile" e torno ad ascoltami le canzoni tristi

QUELLA SURREALE
Mi alzo, le do un calcio in culo e le faccio sbattere la testa sulla porta, e le continuo a dare calci in culo finchè la porta non si apre alla prossima fermata. I presenti che hanno assistito alla scena si alzano, mi applaudono urlano
"FINE ALLA TIRRANNIA! I DINOSAURI SONO STATI ESTINTI!"
Sono un eroe, cazzo, sono proprio un eroe
Così il popolo mi porta in Piazza Maggiore e mi corona imperatore dell’era x.

Erano le 11 e mezza di sera.
Erano le 11 e mezza di sera e

26 agosto 2008

Erano le 11 e mezza di sera.
Erano le 11 e mezza di sera e avevo un cagnolino di peluche in mano.

"Guarda. Guardate come cazzo mi avete ridotto"
dissi a Zazzà.

Ero circondato da bambini.

Sto facendo le valigie, torno a Bologna. Si può dire che queste ferie sono state all’insegna dei bambini; ho giocato con un bambino al mare, il nipote di Micolao. Ho visto le foto della bimba di Paolo e Neslie. Ho sentito gli strilli della bimba di Zazzà, ho giocato con lei.
Ieri sono andato a prendere un caffè da Ariel e mi ha sbattuto sotto il muso la…come si chiama…radiografia, quella roba lì del suo bimbo in arrivo.

Mi sa che qualcosa sta cambiando. Ho paura di avere ancora 14 anni.

Tuttavia, ne ho approfittato per scrivere i testi di NUMBers, dare una impronta a quella che probabilmente sarà la grafica dei RADIA e ho lavorato ad un altro progettino in cui ho dato il massimo del minimalismo; forse, un’altra pubblicazione.

Ora vorrei cominciare a lavorare a "Dopo."
Come sempre, per ora: shhhh.