Il solito idiota un cazzo.
Io e l’ Amore non andiamo

Il solito idiota un cazzo.
Io e l’ Amore non andiamo d’accordo. Ci proviamo, ma non andiamo proprio d’accordo.

Vorrei che ora piovesse, mentre scrivo e ascolto Satie. Tanto per stare allegri, si intende.
Quando sono triste, sono abbastanza bravo ad affossarmi.

Tornato poco fa.

Dopo una furiosa litigata via sms con Barbara, la guerra etere. Maledetti cellulari.
Maledetti fax. Maledetti cavi.

Maledetta distanza.

Scrivo in questo mio diario, sparato nella rete, come il blocchetto di un astronauta nel cosmo.
Galleggia, galleggia nel cosmo tutto.

Stanco. Entro in casa.
Sulle scale c’era un’anta di una finestra. Era intatta; sembrava una cornice che aveva vissuto appieno l’opera che conteneva, ora lì, per le scale, era come un vecchio.

Pensa:
il sospiro incatramato di un vecchio sono 40 anni di storia.

Storia umana.
Essere umano. Che bicchiere complesso che è essere umani.
Ero passato da Zammù, incontrato Fabio, fatto due chiacchiere.
Mi confidavo.
"E’ assurdo, sai. Oggi abbiamo litigato. Domattina le arriverà un mazzo di fiori che ho ordinato due giorni fa, per tirarle su il morale, per darle il buongiorno, per soppalcare un sorriso. Solo per questo."
Domani quel mazzo avrà un altro profumo rispetto a quando l’ho mandato.

Che catrame che è il tempo a volte.

Catrame.
Ultimamente sto fumando molto di meno. La sera più che altro, quando è buio e si fan le cose di nascosto, anche da se stessi.
Uscii a fumarmi una sigaretta in più, fuori da Zammù.

Poi lo sguardo andò su quel cornicione.
"Potremmo fare una classe di diverse razze che pensa ad un complotto contro la maestra: è la prima unione mondiale!"
Rideva, un’estate fa. Stavamo seduti su quel cornicione a scrivere su carta da pane un racconto che le serviva. Era la prima sera che uscivamo insieme.

Come era bella, Barbara.
La guardavo e la trovavo così mediterranea, speziata, gitana. Una spiaggia lei era.
Ah, che cavolo ne possono capire gli altri di quello che ho visto e provato quella sera in cui lei brillava. Cosa pensan di giudicare.
Solo io la vidi brillare così, quella sera, l’unico fortunato del pianeta Terra e della storia dell’umanità ad aver visto Barbara brillare quella sera. Ed ero in prima fila.
Poco prima del cornicione eravano seduti nel tavolino vicino, mangiavamo. E ci raccontavamo. Ed io la guardavo. Cosa fai, cosa pensi. Osservavo la sua pelle. "Chissà, chissà che profumo ha" pensai. Avrei giurato che potesse sapere di cocco, non so perchè, che fosse un’isola. "Chissà che profumo ha quella pelle".
Qualche giorno dopo facevamo l’amore per la prima volta. Entrammo l’uno nell’altro con un sorriso.

"Ciao".

Mentre si raccontava, in quel tavolino, tirò fuori questi "36 anni", 36 di età.
"Cazzo, ci risiamo" pensai per un momento; spesso sono stato insieme a ragazze più grandi di me, anche più grandi di lei.
Non è che ho la fissa, è capitato spesso, tutto qui.
Ma non importava. No, non me ne importava.
Quello era un bel sorriso, un sorriso da inseguire.

Sapete, una cosa che mi fece innamorare di lei era proprio quel suo sorriso che ogni volta le sbocciava dalle guanciotte.
Quel sorriso era ed è un miracolo, ogni volta che viene fuori, sempre bello.
La serata dal tavolino scivolò sul cornicione.
E quella serata scivolò qualche giorno dopo a casa sua. Quando aprì la porta quasi non la riconobbi. Senza occhiali, veste larga, scura. Mi chiedevo se avevo azzeccato porta, imbranato come sono.
Era lei, oh, se era lei.
Qualche mese dopo da quella porta rientrai per festeggiare il mio compleanno più particolare, fatto di rose e di lei, solo lei, c’era lei. Era per me. Rose, rosse le sue labbra.
Ricordo quando vidi tutto il buio, solo le candele.
"Ehm…amo’, hai pagato l’Enel?"

Era per me. C’era lei in quel compleanno.

C’era lei.

Quella seconda sera eravamo sul divano. Bevemmo, disegnavo. E sentivo il suo profumo, vidi il suo sorriso da monella quando mi propose di bere un amaro che non aveva mai toccato, una cosa da fare come se due bimbi si tengono un segreto da non raccontare al padre.
"Va bene".

E poi una sera su una panchina parlavamo e suonavano per noi. E quando attraversammo la strada ci sciogliemmo.
"Grazie" mi disse.

Ancora quel sorriso.

Oggi ho chiuso tutto con violenza.
Distolgo lo sguardo dal cornicione.
Torno a casa.

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