A breve potrete trovare il nuovo album della band francese Ulan Bator, “Touh-Bouh”, di cui ho realizzato la grafica per la Acid Cobra Records. Il concept è ispirato a un’opera del 2006 di Norbert H. Kox – “End of days” – che mi sono divertito a “campionare”. Dopo aver realizzato l’artwork di “The sorcerer”, l’album solista di Amaury Cambuzat, quest’ultimo mi ha contattato per mettere mano all’album di tutto il gruppo suggerendomi di utilizzare tutto il quadro, di cui l’autore americano ha concesso i diritti. Quando Cambuzat mi ha mandato in allegato l’opera sono rimasto sorpreso: come utilizzare un’immagine così caotica e colorata per un gruppo scuro come gli Ulan Bator? Da lì l’idea di estrarre solo singoli elementi. Tra questi mi ha colpito una bambina impegnata a farsi fotografare mentre il mondo sta finendo attorno a lei. Questi periodi di bavaglio giornalistico e di corruzione nella situazione italiana (e non) mi hanno suggerito l’aggiunta di una striscetta nera da censura sul soggetto. Ho mandato le prime bozze di copertina ad Amaury; qui di seguito vedete una versione alternativa della copertina proposta per alleggerire il nero. Abbiamo alla fine scelto la total black per impatto. La bambina ha una forte “vendibilità” in altri supporti: dal pass per i concerti a delle magliette. Penso sia molto incisiva.
Ulan Bator: l’artwork di Touh-Bouh
26 settembre 2010THE SORCERER – AMAURY CAMBUZAT
13 luglio 2010A settembre uscirà per l’Acid Cobra Records e Deambula Records il disco solista di Amaury Cambuzat (Ulan Bator), “The sorcerer” per il quale ho realizzato la grafica. Dopo una serie di mail tra me, lui e Marco Campitelli dei The Marigold finalmente mi è arrivato a casa il materiale. Come nel caso dei The Marigold per Erotomania e Tajga e in parte per i Buenretiro quando ho realizzato la loro locandina, ho voluto ascoltare dei pezzi per capire il mood dell’album. Penso che la cover possa influenzare il godersi o meno un disco per un discorso di associazioni, perlomeno se siete dei fissati come me che devono prendersi un’oretta di tempo, chiudersi in camera, mettere su il CD e sfogliarsi il libretto nel durante consumando sigarette come pop corn . Una copertina brutta può essere una sorta di…sputtanamento dell’atmosfera del disco, ecco.
Un cd dove invece c’è stato un approccio più razionale è stato quello dei Radia; lo è anche la band e il suo disco, sono più “pensatori pop” e ne venne fuori quella cover un pò più definita e appunto…pop!
Con THE SORCERER ne è uscito fuori un risultato “improbabile” e impulsivo. Erotomania e Tajga dei TheMarigold hanno delle copertine che ad alcuni sono piaciute molto ad altri meno; io trovo tutt’ora che siano adeguate ai relativi dischi. Graficamente sono stati sperimentali – nella realizzazione – per me lo stesso vale per The Sorcerer.
Cambuzat mi ha spiegato il progetto: una sorta di colonna sonora ispirata al film “Tabù” di Murneau. Ho quindi cercato degli spezzoni sul web e mentre li guardavo ho messo su il disco. Mi sono soffermato molto su una pezzo chiamato proprio “The sorcerer (theme)”. L’ho rimesso diverse volte su mentre guardavo questi vecchi filmati in bianco e nero girati tra palme e indigeni. Cambuzat mi ha spedito una manciata di frames estratti dal film e mi ha colpito uno in particolare: un primo piano sfocato di un volto.
L’ho lavorato, dato un effetto “righe da schermo”: il fatto che non venga dichiarato immediatamente che si tratta di una sorta di colonna sonora mi ha spinto a esprimerlo a livello grafico: al di là dell’associazione con il film, la musica ti porta in una pellicola che si srotola nella tua testa: mentre ascolti ti trovi, come in Tabù, in un’isola e a fine disco ti accorgi che quell’isola eri tu o qualche strano angolo di te. Non è casuale anche la scelta del font, un “SF poster” che richiama i piccoli credits delle locandine cinematografiche, usato anche all’interno del booklet.
Ho provato a lavorare anche con un altro frame che ritraeva l’isola; qui vedete una bozza di copertina alternativa che in qualche modo mi richiama quella di “Viva la vida” dei Coldplay.
La selezione dei colori blu e rosso è stata impulsiva e forse inconscia: si trattano di due colori comprimari ovvero opposti: la loro associazione dà un leggero fastidio alla vista: ho così rafforzato il discorso di “schermo” e di interferenza. All’interno del book c’è un piccolo gioco che ho suggerito ad Amaury: la frase “keep cell phones turned off to the movies”. Oltre allo spegnere il telefonino durante la proiezione del film volevo proporgli altre frasi da cinema ma non usuali – semmai pazzoidi – tipo “non fate rumore con gli slip durante la proiezione” o “ruba i pop corn del moccioso a fianco a te”. Poi ci ho ripensato, è un album che chiede di aprire una porta e di ascoltare senza distrarsi, ascoltare e ascoltarsi. Ho messo da parte il baccano alla Kain, il concetto era decisamente più importante e meritava attenzione.
A pensarci ora, un’altra frase adeguata a questo punto sarebbe stata “Buona Visione”.
Poco prima di mandarlo in stampa mi sono ricordato di una frase che lessi, era più o meno così: “non potete dire di non leggere fumetti; i film, come i fumetti, sono una sequenza di frames”. Così abbiamo pensato di numerare i titoli delle canzoni con “Frame 1″, “Frame 2″ e così via. Gli stessi titoli li ho riportati anche sulla label: nel mio immaginario, quando penso a una colonna sonora, mi vengono sempre in mente i primi CD anni 80 che riportavano i titoli anche sul disco. Eccoli lì.
Buon ascolto e spero anche…buona visione!













