THE SORCERER – AMAURY CAMBUZAT

13 luglio 2010

A settembre uscirà per l’Acid Cobra Records e Deambula Records il disco solista di Amaury Cambuzat (Ulan Bator), “The sorcerer” per il quale ho realizzato la grafica. Dopo una serie di mail tra me, lui e Marco Campitelli dei The Marigold finalmente mi è arrivato a casa il materiale. Come nel caso dei The Marigold per Erotomania e Tajga e in parte per i Buenretiro quando ho realizzato la loro locandina, ho voluto ascoltare dei pezzi per capire il mood dell’album. Penso che la cover possa influenzare il godersi o meno un disco per un discorso di associazioni, perlomeno se siete dei fissati come me che devono prendersi un’oretta di tempo, chiudersi in camera, mettere su il CD e sfogliarsi il libretto nel durante consumando sigarette come pop corn . Una copertina brutta può essere una sorta di…sputtanamento dell’atmosfera del disco, ecco.

Un cd dove invece c’è stato un approccio più razionale è stato quello dei Radia; lo è anche la band e il suo disco, sono più “pensatori pop” e ne venne fuori quella cover un pò più definita e appunto…pop!

Con THE SORCERER ne è uscito fuori un risultato “improbabile” e  impulsivo. Erotomania e Tajga dei TheMarigold hanno delle copertine che ad alcuni sono piaciute molto ad altri meno; io trovo tutt’ora che siano adeguate ai relativi dischi. Graficamente sono stati sperimentali – nella realizzazione –  per me lo stesso vale per The Sorcerer.

Cambuzat mi ha spiegato il progetto: una sorta di colonna sonora ispirata al film “Tabù” di Murneau. Ho quindi cercato degli spezzoni sul web e mentre li guardavo ho messo su il disco. Mi sono soffermato molto su una pezzo chiamato proprio “The sorcerer (theme)”. L’ho rimesso diverse volte su mentre guardavo questi vecchi filmati in bianco e nero girati tra palme e indigeni. Cambuzat mi ha spedito una manciata di frames estratti dal film e mi ha colpito uno in particolare: un primo piano sfocato di un volto.

L’ho lavorato, dato un effetto “righe da schermo”: il fatto che non venga dichiarato immediatamente che si tratta di una sorta di colonna sonora mi ha spinto a esprimerlo a livello grafico: al di là dell’associazione con il film, la musica ti porta in una pellicola che si srotola nella tua testa: mentre ascolti ti trovi, come in Tabù, in un’isola e a fine disco ti accorgi che quell’isola eri tu o qualche strano angolo di te. Non è  casuale anche la scelta del font, un “SF poster” che richiama i piccoli credits delle locandine cinematografiche, usato anche all’interno del booklet.

Ho provato a lavorare anche con un altro frame che ritraeva l’isola; qui vedete una bozza di copertina alternativa che in qualche modo mi richiama quella di “Viva la vida” dei Coldplay.

La selezione dei colori blu e rosso è stata impulsiva e forse inconscia: si trattano di due colori comprimari ovvero opposti: la loro associazione dà un leggero fastidio alla vista: ho così rafforzato il discorso di “schermo” e di interferenza. All’interno del book c’è un piccolo gioco che ho suggerito ad Amaury: la frase “keep cell phones turned off to the movies”. Oltre allo spegnere il telefonino durante la proiezione del film volevo proporgli altre frasi da cinema ma non usuali – semmai pazzoidi – tipo “non fate rumore con gli slip durante la proiezione” o “ruba i pop corn del moccioso a fianco a te”. Poi ci ho ripensato, è un album che chiede di aprire una porta e di ascoltare senza distrarsi, ascoltare e ascoltarsi. Ho messo da parte il baccano alla Kain, il concetto era decisamente più importante e meritava attenzione.

A pensarci ora, un’altra frase adeguata a questo punto sarebbe stata “Buona Visione”.

Poco prima di mandarlo in stampa mi sono ricordato di una frase che lessi, era più o meno così: “non potete dire di non leggere fumetti; i film, come i fumetti, sono una sequenza di frames”. Così abbiamo pensato di numerare i titoli delle canzoni con “Frame 1″, “Frame 2″ e così via. Gli stessi titoli li ho riportati anche sulla label: nel mio immaginario, quando penso a una colonna sonora, mi vengono sempre in mente i primi CD anni 80 che riportavano i titoli anche sul disco. Eccoli lì.

Buon ascolto e spero anche…buona visione!

La cover di TAJGA dei THE MARIGOLD

3 dicembre 2009

Ormai probabilmente avrete sentito parlare di questo album uscito con la Acid Cobra Records, Deambula Records e I Dischi del Minollo.
Prodotto da Amaury Cambuzat degli Ulan Bator penso sia uno dei migliori dischi che ho sentito nell’ultimo anno e mezzo.
Io e i The Marigold, oltre a conoscerci personalmente, abbiamo già collaborato per il loro precedente Erotomania di cui ho curato la grafica. Continuo a pensare che quella copertina se stampata su un 33 giri avrebbe reso molto molto di più. Un’altra chicca da rivelare è una canzone chiamata The Cluster composta dal cantante, Marco Campitelli, in cui suono una chitarra e partecipo come backing vocal: è la song che uso nel filmato delle presentazioni di NUMBers e che in genere scatena il ballo in pubblico. Tutt’ora rimasta inedita.
Circa un anno fa Marco mi ha ricontattato per farmi ascoltare come procedevano i lavori del nuovo album e sopratutto per propormi di curarne la grafica. Quando ho ascoltato i pezzi sono rimasto spiazzato e intimorito: spiazzato perchè è un album molto diverso dal precedente – è più spirituale e meditativo -  e intimorito perchè sentivo di trovarmi di fronte a qualcosa di importante: c’era una responsabilità grande: dare l’immagine a un grande album.
Ascoltandolo mi veniva in mente il bianco, il freddo, la neve. E un’innalzamento direi spirituale: alberi che si protendono dalla neve in terra verso il cielo. Sono partito da uno scatto che feci a Mantova mesi prima.
marig_0Tuttavia, anche rendendolo in bianco e nero, la foto non rendeva. L’album aveva un che di graffiante.
Era un freddo che faceva male. Che scavava. Che lasciava un segno. Inconscio, fa freddo dentro.
Se una foto non riusciva ad esprimere l’inconscio di un ascoltatore, forse conviene far disegnare o scrivere quest’ultimo.
Presi pennello e acrilico e iniziai a dipingere degli alberi neri che emergevano dal bianco foglio, bianco neve.

marig_01Le inviai a Marco, anche se non ero ancora convinto. Bè, neanche lui. In effetti mancava qualcosa, a parte il font un pò “fighetto”. Riguardandole adesso, penso che queste bozze sarebbero stare buone per degli eventuali singoli tratti dall’album.
Lasciai il lavoro in sospeso per un pò: iniziavo ad averne timore.
Una domenica mattina decisi di riaffrontarlo; di fronte alla mia camera c’è un bosco, la finestra ridà sugli alberi.
Misi su il cd, lo riascoltavo. La foto non riusciva nell’intento. Il pennello era troppo morbido per rappresentare quel suono. Come disegnare questi alberi graffianti in un freddo secco? Col taglierino! Presi un cartoncino e mentre ascoltavo il cd mi esaltavo: iniziai a tranciarlo con il taglierino, credetemi, come un maniaco.marig_02 A volte pensavo ad una puntata di Muciaccia ma per adulti.
Fu la prima volta che disegnai con un taglierino e mi accorsi che rendeva come nessun altro strumento poteva fare in quel caso. Giacchè mi trovavo, presi il foglietto dove mi ero appuntato i titoli e creai un lettering fatto apposta per l’album, sempre con il taglierino:

marig_03Da quel punto si può dire che iniziò la lavorazione finale dell’album.

Riutilizzai tutto, compreso le vecchie pennelate, per gli interni. mari_05

Un’idea che mi balenò in testa per il front cover era quella di inserire un albero disegnato con il pennello, dunque più morbido, tra gli alberi disegnati con il taglierino: avrebbe rappresentato una diversità di sensibilità. L’effetto visivo però non mi piaceva così lasciai perdere. E siamo arrivati alla copertina attuale

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