“Hei, Kain. Ho bisogno di una tua idea. Ma innanzitutto di un nome”
“Spiegami un pò il progetto”
Alessandro, vecchia conoscenza dei tempi dei “Sushi Events” e della mostra che feci insieme a Silver (Lupo Alberto) a Milano organizzata sempre da loro, mi ha chiamato qualche mese fa spiegandomi questo nuovo progetto che in realtà gli ronzava in testa almeno da quando ci siam conosciuti.
Si tratta di un brand di cui si sentirà molto parlare; inizialmente puntava quasi esclusivamente sulla vendita di sistemi di comunicazione basati su degli schermi/vetrine interattivi, dei touch screen molto grandi e/o molto belli.
Presi un foglio, buttai giù delle idee; ho bisogno di scrivere a penna (possibilmente nera, trovo gli altri colori delle bic osceni se devo prendere appunti) su un foglio per pensare, sapete. Non è una “fobia” da artistoide, non credo. E’ il non voler cadere subito nella trappola della tecnologia: prima l’idea, poi i mezzi per realizzarla, non il contrario.
All’epoca stavo per andarmene dalla Vegas, c’era un’atmosfera abbastanza elettrica, i clienti chiamavano spesso al telefono e dunque la mia testa era bombardata da tutto questo stress. Quasi “schizzai” quei nomi sul foglio: uscirono cose come “My wall” “Touch me” “Here” o roba fantastica se fossero stati titoli di canzoni di band non inglesi ma che cantano inglese negli anni 80.
Poi pensai bene al progetto, al fatto di dover attirare l’attenzione, di…catturare. Catturare: bang!
Capture.
Inizialmente sono partito come vedete dalla prima bozza in alto nella ricerca di un punto forte delle lettere, qualcosa che fosse memorizzabile lasciando il tutto molto minimale: ad occhio è venuto fuori quel “+” ovvero quella “t” che mi sembrava più che adeguata per un qualcosa che si chiama “Capture”.
Il tutto era stato ideato prima dell’espolosione degli Ipad che probabilmente avrebbe deviato il mio pensiero riguardo le informazioni “da toccare”: su questa idea di tangibilità ho voluto creare un logo che “emergesse” dal bidimensionale: ho cercato dunque di distorcere la t, come se invogliasse ad essere toccata, premuta, schiacchiata - ideale per un touch screen.
Passai alle prime prove colore: tecnologico? Proviamo il solito verde, lo sfumiamo e…mi trovai una copia del logo della XBOX davanti! Feci vedere le bozze ad Alessandro e Davide, iniziammo a ragionarci su, testare come loro vivevano il brand. Alla fine decidemmo insieme di assottigliare il tutto, di mantenere la “tridimensionalità” del logo e…di levare quel “verde XBOX”!
Che altro dire: siamo entrati nell’era del tatto. San Tommaso sarebbe un dirigente formidabile nel 2010.






