E ALLA FINE INCONTRAI GIPI.
Ieri pomeriggio.
Gran giornata di sole. Gran caldo. Come al solito voglio farmi 4 fave e un bel piccione ripieno: lasciare la valigia nella vecchia casa per fare un altro carico per l’attuale trasloco al ritorno, dopo esser passato alle poste per ritirare i soldi della caparra della nuova casa, dopo esser passato all’incontro con Gipi alla Feltrinelli, dopo essermi goduto questa giornata, questa fantastica giornata di sole in cui la primavera vuole esplodere come un seno dal petto di una liceale che ha voglia di esser donna dopo il lungo periodo di rincoglionimento da telefilm per teen ager e ha deciso di far vedere a Brenda, Dylan, Dawson e i Power Ranger come si fa ad usare il divano del salotto, quello dove si guarda appunto la TV, in modo creativo. “Ah, guardatemi, poster!” Già me li immagino: Brenda, Dylan, Dawson e i Power Ranger
“Oh, cazzo, questa roba non ce la scrivono nel copione! Cambiate canale! Basta!”
“Brenda, è lei che ha il telecomando, non possiamo”
e che la guardano dallo schermo mentre ella esplora posti ed effetti misteriosi con il ragazzo di turno venuto a studiare con lei una delle lezioni più indimenticabili della sua vita.
Ma non è di queste esplosioni ormonali che vi volevo parlare.
Ma dell’incontro che ho avuto con Gipi.
Gipi, il disegnatore ora famoso e che io seguo dai tempi di Black.
Ero andato un’ora prima, sapendo che adesso è una celebrità e mi aspettavo una gran fila e nessun posto a sedere nella libreria che trovo ancora chiusa. C’era il banchetto di Amnesty lì affianco, il tipo già mi stava puntando la penna contro. Cerco così una scusa morale per non sentirlo, come fanno molti, e il mio occhio va su Gianni, la gelateria. “Fa caldo. E ho pranzato con due fette di salmone. Si, è lecito farsi un gelato”. Mi faccio così un gelato, ma questa è un’altra avventura. Giro l’angolo, mi fermo davanti alla Feltrinelli di via Zamboni. Mi giro.
E chi passa la domenica pomeriggio lì davanti? Eh, lui. Anzi loro: Gipi e un amico.
Lo guardo, non so se rompergli i coglioni. Penso al fatto che ho una vita sola, così gli rompo i coglioni:
- Ehm, scusa ma tu…sei Gipi?
- Ehm…si – fa il timido
- e…ehm…posso romperti i coglioni un attimo? E’ che dopo avrai la tua folla
- e…certo, si ok
Prendo il suo libro che mi ha regalato Barbara. Barbara, cribbio, Barbara, Barbara dove dove…da quella busta tiro fuori dei ricordi, quest’uomo non ne sa niente del sussulto al cuore che mi è venuto per un attimo. Lì c’è anche la sua dedica. Di lei. Respiro, inspira, sospira, inspira, tira fuori.
- ecco…se mi metti una firma. Una dedica. Uno scarabocchio. Mi chiamo Mirko
- Con la K?
- Si si
- Eccola lì
- Troppo gentile. Ormai ti ho rovinato il primo pomeriggio: una foto?
Sorride. Non se lo aspettava. Neanche io che gli chiedessi una cosa del genere. Ma continuo a pensare che ho una vita sola e che quest’uomo per me è un grande e mi fece tornar la voglia di disegnare in alcuni momenti, quando sfogliavo “Saluti dalla Provincia”
Gli lascio una copia di NUMBers.
- è per te. l’ho portato apposta
Guarda la copertina, sorride, non se lo aspettava un regalo o qualcosa del genere, credo. Credo, eh.
Se lo infila nello zainetto.
Non lo leggerà, lo sfoglierà, chissà. Per un momento forse avrò ricambiato.
- Allora ci vediamo alla presentazione! – mi fa
Lo ascolto alla presentazione. Mi annoto questa cosa che ha detto, in modo umile, mentre agitato fumava:
- Una cosa insegnavo ai miei allievi a Firenze: ricordatevi che dentro di noi NON C’è UN CAZZO! Non cercate cose profonde dentro di voi, ma fuori. Nelle periferie, nelle strade. Non girate gli occhi dentro, ma fuori. Lì troverete tante cose. Tante storie. E troverete anche voi stessi
E’ stato bellissimo incontrarlo.
Un’ora dopo vedo anche Laura Scarpa, un’editrice. Anni addietro, se avete letto questo blog, la incontrai a Lanciano e mi diede dei consigli che non ho mai dimenticato, sui disegni e i fumetti
- La signora Scarpa?
- Si?
- Non si ricorda di me. Ma io mi ricordo dei suoi consigli. Bè questo è per lei.
Altra copia di NUMBers.
Per ringraziarla.
Torno alla vecchia casa, carico la valigia. Continuo il trasloco.






