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LATEST'S: The Diary of Kain Malcovich
Vicissitudini di Kain Malcovich |
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Giovedì 07 Maggio, 2009 11:08 pm nessun commento | commenti Mercoledì 06 Maggio, 2009 9:57 pm L'altra mattina ho aperto la finestra. Quel profumo. Come vino resìna. Sei dolce. Quel profumo nell'aria, i fiori sono bolle di sapone, gli alberi hanno piccoli miracolosi pensieri che volano a te con le messaggere farfalle, messaggi che sanno di mia fortuna e miracolo nell'universo. Com'è potuto uscire tutto questo casualmente. L'innamoramento ha una strana simmetria che nessuno essere umano può pianificare. Ho lasciato la primavera entrare, anche se sa quanto sia restio e introverso. Vuol farmi arrossire, perdermi, per quel minuto che l'ascolto. Perdersi in primavera. Ho lasciato entrare. Perchè credo sia giusto così. L'altra mattina ancora camminavo. Guardavo gli alberi sporgersi dai giardini, dai parchi, dai cancelli. Verso la strada. E' curioso come quel rosa nevichi sull'asfalto, gli sussurra "sssh, basta, basta." Non è tempo di asfalto. Petali coprono le scalette di casa, la sera promette altri miracoli, la bellezza è una mano da prendere e da averne cura, è un sussurro a cui appigliarsi quando attorno scorre un traffico che non ti appartiene. Primordiale è il sentire, nato prima della ragione. Un sussuro, un sussurro di una sirena mi dice di non perder tempo in ufficio. Sei dolce. Mi chiami. Sei dolce. Ho solo qualche mese per tenere questa mano, nella storia di questa Terra sono fiori unici , ora e adesso, l'anno prossimo ce ne saranno altri, altri colori, altri petali, altre sirene, un altro senso ed io forse non percepirò più così. Mi bagno le labbra di questo vino resìna. Mi permetto un attimo di perdermi. Taci traffico, non me ne frega più nulla di te. Silenzio. Tutti i fiori protendono verso la strada, verso i passanti; penso che la natura sia estroversa. E credo sia giusto così: qualsiasi piccolo e grande big bang confida le proprie ambizioni quando si lascia andare fino a riempire una stanza con una manciata del suo universo, un bicchiere che si riempie di delicato magenta che sale sulle mie pareti. La mia stanza. La resìna, la lascio entrare. nessun commento | commenti |
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